“18MILA GIORNI – IL PITONE” CON GIUSEPPE BATTISTON E GIANMARIA TESTA

Battiston descrive la precarietà del mondo del lavoro contemporaneo

E’ un testo accorato e a tratti struggente quello pensato da Andrea Bajani e riadattato da Alfonso Santagata per il Premio Ubu Giuseppe Battiston ne “18mila giorni – il Pitone”, spettacolo che affronta un tema di grande attualità: la precarietà del mondo del lavoro e il progressivo sgretolamento dei diritti del lavoratore. Non mancano i momenti poetici grazie alle belle musiche dal vivo di Gianmaria Testa.

Il protagonista ha cinquant’anni, una moglie e un figlio, ed è un dipendente di una grande azienda dove lavora con competenza e impegno da venticinque anni, ma un bel giorno i suoi capi, trovando scuse risibili decidono di licenziarlo, dopo 18mila giorni di onorato lavoro. La fuoriuscita di Battiston non è però immediata, segue un inquietante rituale: dapprima gli viene affiancato un giovane apprendista dall’”occhio di triglia”. Apparentemente innocuo, il ragazzo gli si siede nella scrivania accanto e per alcuni mesi lo studia: esattamente come un “pitone”, gli “prende le misure” prima di “farlo fuori” e prendere il suo posto. Una volta perso il lavoro, Battiston entra nel buco nero del precariato non sapendo come affrontare la situazione, poiché per venticinque anni ha sempre svolto lo stesso impiego. Inoltre, come se non bastasse, ora che è un “perdente”, ecco che la moglie lo lascia, portandosi via il figlio e i mobili di casa, lasciandogli solo una montagna di vestiti.

La storia è nota e forse un po’ melodrammatica. Ma il testo di Andrea Bajani ha il pregio di affrontare il tema del precariato da un nuovo punto di vista, rispetto ad esempio al lavoro nei call center descritto da Ascanio Celestini, e cioè che ormai il precariato non più solo una condizione giovanile, ma è una realtà di fatto che investe il mondo del lavoro nel suo complesso. Pochi sono quelli che riescono a sottrarsi alla sua progressiva deregolamentazione, anche chi oggi ha cinquant’anni, una famiglia, dei figli, una bella macchina, e magari una casa in montagna. Con un lungo monologo un bravissimo Battiston, a tratti nostalgico e a tratti adirato, descrive quindi la morte di un’epoca con la fine del “posto fisso”, con i suoi pregi e i suoi difetti, su cui solo pochi decenni fa Paolo Villaggio aveva tanto ironizzato. Anche le poche esilaranti battute, provocano un riso amaro, perché è evidente che la storia raccontata non è affatto lontana dalla realtà. Uno spettacolo che fa riflettere, non solo i più giovani. Perché tra qualche tempo anche il vecchio ragionier Fantozzi sarà solo un privilegiato.

GIUSEPPE BATTISTON – GIANMARIA TESTA
18 mila giorni – IL PITONE
testo originale di Andrea Bajani
regia di Alfonso Santagata
musiche originali di Gianmaria Testa
Produzioni Fuorivia – Teatro Stabile di Torino
Mestre (VE), Teatro Toniolo, 24-25 febbraio 2011