Giacomo Durzi, laurea in Giurisprudenza e diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ripercorre il successo di una scrittrice di cui nessun lettore conosce la vera identità.

Il “caso Ferrante” o la Ferrante Fever, come è stata definita in una Libreria di New York, desta l’attenzione dei media internazionali. L’Amore Molesto, I Giorni dell’Abbandono, La Frantumaglia, La Figlia Oscura, la tetralogia de L’Amica Geniale hanno reso Elena Ferrante un’autrice letta e tradotta in Europa e in America. Da Hillary Clinton a Nicole Kidman il successo internazionale della saga dell’Amica Geniale è qualcosa di unico.

Di Elena Ferrante non si sa praticamente nulla, al di fuori della sua dichiarata origine napoletana e dei pochissimi elementi biografici che ha rivelato in La frantumaglia (Edizioni E/O, prima edizione 2003, aggiornato nel 2016) che raccoglie tutti i pezzi, le lettere, i pensieri che hanno accompagnato il lavoro della scrittrice a partire dal 1992.

Passeggiando per le strade di New York, può capitare di imbattersi in una libreria dove spiccano, in bella mostra all’interno di una teca speciale, i romanzi di una misteriosa narratrice italiana. Una scritta al neon “molto anni 80”, coloratissima come quelle dei fast food, li illumina di luci cangianti, strillando “Ferrante fever”.

Ed è così che il regista, insieme a Laura Buffoni, indaga sulle ragioni di questo strepitoso successo oltreoceano.
Attraverso alcuni momenti di animazione (Mara Cerri e Magda Guidi), le musiche originali di Andrea Bergesio e Valentina Gaia, con Anna Bonaiuto che legge i testi da La Frantumaglia e la scrittrice americana Elizabeth Strout che legge il capitolo 51 da Storia di chi fugge e di chi resta, in questa curiosa indagine si alternano voci di lettori e registi che amano e soprattutto rispettano la privacy di una scrittrice che è già un mito.
Michael Reynolds, Francesca Marciano Lisa Lucas, Ann Goldstein, Sarah McNally, Roberto Saviano, Nicola Lagioia, Elizabeth Strout, Jonathan Franzen, Giulia Zagrebelsky, Mario Martone e Roberto Faenza parlano con passione della scrittura di Elena Ferrante e del mistero che ruota intorno a lei.

«I libri non hanno alcun bisogno degli autori, una volta che sono stati scritti», sostiene, idea esplicitata dalle copertine dei suoi romanzi che raffigurano donne senza volto (senza testa) o di spalle. Libri in cui – in apparente contraddizione – l’autrice sembra voler raccontare molto della propria vita privata.

Elena Ferrante esiste e vive attraverso le sue opere, qui unico soggetto pulsante da cui partire per un viaggio alla scoperta dei luoghi e dentro le sue tematiche, portati a braccetto dai suoi personaggi. Una matrice narrativa che ha dato vita a un “dizionario ferrantiano”, un insieme di parole, immagini e suoni che, come nei suoi libri ri-creano una percezione di coinvolgimento tattile e sensuale. Riuscire a rendere “la letteratura” protagonista di un documentario è stata una sfida coinvolgente. Tramutare la parola scritta in corpi, facce e immagini, per raccontare la ricerca di questa scrittrice misteriosa. E parallelamente la mia ricerca, e quella di tutti noi. Perché se è vero quello che diceva Proust, cioè che lo scrittore non è un inventore ma un traduttore, forse non è poi così importante sapere chi sia davvero. Il libro essenziale, il solo libro vero, uno scrittore che si rispetti non deve inventarlo ma tradurlo: esiste già in ciascuno di noi. (Giacomo Durzi)