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"2033" di Francisco LaresgoitiL’inumana Villaparaisodi Livio Meo Messico, 2033. La capitale del Paese, ora denominata Villaparaiso, è la residenza del governo militare che ha instaurato un regime dittatoriale.
La popolazione è sottomessa al comandante Milo, che sta preparando scrupolosamente la successione al trono al giovane figliastro Pablo. La forza del regime è basata sulla feroce repressione dei dissidenti e soprattutto sul commercio di una bevanda dalla composizione chimica particolare, la Pactia. Il prodotto, pubblicizzato con insistenza e di fatto imposto ai cittadini, determina effetti dannosi per il cervello umano, impedendone il normale funzionamento e trasformando l’uomo in un’infaticabile macchina da lavoro incapace di ragionare.
Sebbene il controllo sul Messico e sulla capitale appaia saldamente nelle mani del governo, un gruppo di ribelli guidati da Padre Miguel si sta organizzando per sovvertire l’ordine sociale con l’aiuto del rampollo Pablo.
Il Messico ha goduto di un sviluppo tecnologico senza precedenti ma, parallelamente a questo progresso, si è prodotta una netta divaricazione in seno alla società: un elite di pochi detiene il controllo dei mezzi di produzione mentre la maggior parte della popolazione vive in condizioni di assoluta povertà. La forza del regime dittatoriale è attuata grazie alla collaborazione con lo spietato Stam, potente imprenditore nel campo farmaceutico che ha inventato una nuova sostanza in grado di rendere incoscienti gli uomini e di costringerli a diventare produttivi al massimo delle loro possibilità fisiche. Pablo è il figlio della compagna del comandante governativo Milo ma, a differenza del patrigno, non prova alcun interesse per il potere e vuole scoprire la verità sul suo vero padre, misteriosamente scomparso e ritenuto assassinato durante la passata rivoluzione. Il giovane protagonista entra in contatto con Padre Miguel, che gli confida lo stato di salute del padre e lo invita ad unirsi a lui nella lotta contro il regime; Pablo, desideroso di rincontrare il genitore, si fida di Padre Miguel, dando così inizio alla sua militanza nella resistenza. Il ragazzo diventa una pedina importantissima per le strategie ribelli perché conosce perfettamente il quartier generale del governo. Il fulcro delle vicende narrate nel film di Laresgoiti è la trasformazione di Pablo da rampollo viziato a giudizioso militante antigovernativo. L’atto che certifica questo cambiamento è l’incontro con il padre Romos, che costituisce la scena più intensa e commovente dell’opera. La costruzione narrativa di Laresgoiti non brilla per originalità: i rapporti fra i personaggi sono delineati in modo approssimativo e la relazione di Pablo con una stupenda rivoluzionaria sboccia e si consuma in maniera molto prevedibile. La mancanza di un happy ending scontato riabilita parzialmente la vena creativa dell’autore, mentre il fattore che conferisce il carattere più accattivante al film è la descrizione della differenza ideologica che intercorre fra il regime e i ribelli. Mentre gli alti vertici dello Stato trovano legittimazione nel sangue, Padre Miguel e i suoi seguaci sono uniti dalla fede religiosa e combattono per ristabilire gli ideali d’uguaglianza e libertà propri del loro credo. Il cieco materialismo del governo si rivela una prassi di sottomissione priva di scrupoli e con la sola finalità di accumulare potere e benessere; l’altruismo dei militanti invece commuove e coinvolge lo spettatore nell’ardua impresa di rovesciare una situazione intrisa di ingiustizia sociale. 2033 Regia: Francisco Laresgoiti Cast: Sandra Echeverrìa, Raùl Méndez, Marco Antonio Treviño, Claudio Lafarga, Luis Ernesto Franco Genere: Avventura, Fantascienza Durata: 100’ Produzione: La Casa de Cine, Filmica Villaparaiso
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