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"3 Drammi Brevi"Nord- est, anno zerodi Chiara Gallina Un anno dopo il monologo “Solo RH” Vitaliano Trevisan ritorna ad animare il Festival Teatri della Mura con un nuovo lavoro, presentato in anteprima nazionale. Un affresco lucido e impietoso della sua Vicenza, afflitta da un inesorabile decadimento artistico e morale. Il tutto raccontato sul filo di una feroce ironia.
Lo scrittore vicentino, autore di romanzi come “I quindicimila passi” e “Il ponte. Un crollo” e già impegnato al cinema come attore e sceneggiatore in "Primo amore" di Matteo Garrone torna a calcare i palcoscenici con uno spettacolo teatrale presentato in occasione del Festival Teatri delle Mura. Questa volta Trevisan, che recentemente ha ricevuto il premio Campiello Francia 2008, oltre che come autore dei testi, si presenta anche nelle vesti di regista ed interprete. Insieme a lui sul palco c’è anche Fulvio Falzarano, attore teatrale di grande esperienza, che ha lavorato anche al cinema con registi come Mario Monicelli e Armando Pugliese. Il filo conduttore dei “3 Drammi Brevi” - scritti profeticamente qualche anno fa - sono le vicende che hanno portato alla realizzazione del nuovo Teatro Comunale di Vicenza. Scene di ordinaria quotidianità che diventano il pretesto per riflettere sul panorama sociale e culturale del Nord-Est. La critica è feroce e senza appello, e l’arma utilizzata è quella di una comicità surreale. Come nei lavori precedenti di Trevisan, l’allestimento scenico è ridotto all’osso ed il testo assume una funzione centrale. Più che di teatro di narrazione, però, si tratta di una occasione di comunicazione tra scrittore e pubblico. La formula scelta è quella del dialogo, espediente utilizzato nei "Dramoletten" di Thomas Bernhard ed in molte opere di Samuel Beckett, due autori ai quali Trevisan è molto legato e che cita spesso in maniera esplicita. Nella prima parte - “Fulvio Falzarano non compra nulla ma viene a prendere un caffè con me” - Trevisan dialoga seduto ai tavoli di una tipica osteria vicentina con Falzavano, che veste i panni del direttore artistico del nuovo teatro. Tra una battuta sui vizi degli abitanti ed un impietoso ritratto della classe politica locale emergono le difficoltà di chi intende portare avanti delle proposte culturali in una realtà come quella della provincia veneta. A dispetto del passato glorioso, dal testo emerge l’immagine di una terra incapace di creare bellezza, in cui tutto si fa sempre più indefinito, in un’omologazione senz’anima che schiaccia ogni slancio creativo. Non stupisce quindi che in questa città sia stato realizzato “un teatro dove doveva sorgere un parcheggio, e un parcheggio sulle rovine del teatro antico”. Luoghi che per definizione non potranno mai ospitare la vitalità dell’opera d’arte. La patria del Palladio dovrebbe essere naturalmente portata a diventare una scenografia, ma il Teatro diventa solo un ”affare da costruttori”, un luogo in cui vanno in scena rappresentazioni di “attori di legno che si inchinano davanti ad un pubblico di legno”. Il secondo dramma è “La scrittura del territorio”, che vede Trevisan impegnano in una conversazione con l’amico artista Mitrovich. Le tematiche affrontate sono nuovamente la scrittura e la pittura, il senso di essere artisti in una realtà inerte e senza prospettive. Molti dialoghi si ripetono sempre uguali, come a sottolineare una staticità dalla quale è quasi impossibile uscire, ma un colpo di scena finale sembra presagire una possibile ribellione allo stato delle cose. Lo spettacolo si chiude con “Fulvio Falzarano e Pierluigi Cecchin da Righetti”, probabilmente il più riuscito dei tre drammi, in cui emerge prepotente la carica onirica di Trevisan. Qui le angosce non sono più semplicemente derivate dal contesto circostante, piuttosto sono legate ai malesseri personali dei due protagonisti. Il pretesto è ancora il nuovo teatro, ma davanti al “solito” piatto di baccalà alla vicentina i due attori finiscono col raccontarsi i propri sogni, che diventano sempre più angoscianti e minacciosi, in un crescendo di battute surreali. Vitaliano Trevisan riesce a portare in scena uno spettacolo amaro, che fa ridere gli spettatori a denti stretti e svela con l’arma dell’ironia molti lati oscuri della nostra realtà. Lasciando agli spettatori con il dubbio, uscendo da teatro, se aver assistito ad una commedia o a una tragedia. “3 Drammi Brevi” con Fulvio Falzarano e Vitaliano Trevisan regia di Vitaliano Trevisan Una co-produzione Dedalofurioso Teatri delle Mura
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