La resipiscenza del tacco 12 di Bruno Dakskobler

Alan Banjo è un agente di rampa, il mestiere più bello del mondo. Mette in piedi una balorda associazione a delinquere con l’obiettivo di trafugare un carico d’oro da un aereo e scapparsene a Tenerife, il tutto mentre flirta con la bella collega Michelle e indulge al feticismo per i piedi, sua passione, suo vizio, sua condanna. Non tutto però finisce secondo i suoi piani, o forse sì.

Questa la trama del primo romanzo di Bruno Dakskobler, La resipiscenza del tacco 12 (edizioni Meligrana). L’attraente opportunità di un viaggio dietro le quinte di quel palcoscenico popolato di storie che è l’aeroporto. Un viaggio che scorre vorticoso, lucido e ironico, scandito da un ritmo serrato, come quello imposto dal mestiere di Alan, in cui velocità e precisione sono necessarie affinché la liturgia del decollo di un aereo si compia senza intoppi. Sullo sfondo la scala di grigi di una Venezia invernale e il bianco e nero dei numerosi riferimenti cinematografici.

Molti i personaggi che si muovono attorno al protagonista, Alan il seduttore. Molte le donne che lo distraggono, e in equilibrio su un tacco dodici o con i pedi stretti in un paio di anfibi, lo porteranno altrove. Alan il ‘coordinatore’ scoprirà che l’imprevisto è dietro l’angolo, e che la vita è disordinata e disobbediente, come un aereo che cambia rotta all’improvviso, e ti porta altrove, dove vuole lei.

Bruno Dakskobler, classe ’73, vive e lavora a Venezia. Ha fondato una piccola casa di produzioni cinematografiche indipendenti, ha scritto sceneggiature per cortometraggi e lavorato come giornalista sportivo. La resipiscenza del tacco 12 è il suo primo romanzo.