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6^ edizione delle Giornate degli Autori. Presentato il programmaUno sguardo sul cinema nuovo e altrodi Emanuele Rauco Roma. Da sei anni sono uno dei barlumi di ricerca e innovazioni all’interno della Mostra del Cinema di Venezia, da quando Anac e gli autori dell’API hanno fondato questa sezione parallela e collaterale chiamata Venice Days, ossia le giornate degli autori come le chiamano in altri festival, e cioè uno sguardo consapevole ma al tempo stesso aperto e comunicativo sul cinema d’autore, indipendente e alternativo. Opere prime, seconde e di autori che stanno rinnovando il linguaggio filmico, selezionate da una squadra in cui spicca il direttore Giorgio Gosetti che alla Casa del Cinema ha presentato il programma della rassegna e le intenzioni: che sono chiare, come sono sempre state, e cioè “gettare un occhio sul cinema nuovo, sui linguaggi rinnovati, in modo da potersi confrontare anche sullo stato di crisi del nostro cinema”. Una crisi che va superata non solo con la politica e l’economia, ma anche con la cultura, come la presenza della Commissione Europea e di molte istituzioni non italiane che cercheranno di propagandare e distribuire le pellicole presentate: pellicole che spaziano sul planisfero, attraverso argomenti vari, attraverso generi e tendenze disparate. Dall’esordio di Nathan Miller (Je suis heureux que ma mère soit vivante), figlio di Claude – che lo affianca – all’opera seconda di Daniel Sanchez-Arévalo (Gordos) che aveva esordito con scalpore con Azuloscurocasinegro, dal serbo Goran Paskaljevic (Honeymoons) a La Horde, l’horror politico di Yannick Dahan e Benjamin Rocher con cui Le Giornate si aprono al cinema di genere. E poi un cospicuo sguardo sull’attualità, sul cinema italiano, possibilmente documentario o quasi, tra cui spicca Di me cosa ne sai, un’opera difficile, quasi monumentale, durata sei anni di lavorazione, in cui Valerio Ialongo ha messo assieme un affresco compsto di domande, inchieste, riflessioni, storie, lacerazioni sullo stato catatonico del cinema e dello spettacolo italiani. A riprova di una sezione che è sguardo sul mondo, prima che sull’arte, e che solo da un atteggiamento di questo tipo può far partire il rilancio della cultura e dell’arte.
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