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"6° Festival Internazionale di Danza Contemporanea"La visione metafisica ed estetica di Ismael Ivodi Giacomo Botteri Il sesto Festival Internazionale di Danza Contemporanea di Venezia va decifrato attraverso il pensiero estetico- filosofico del suo direttore artistico Ismael Ivo.
Sono considerazioni rubate dalle sue esternazioni ufficiali o suggerite in capannelli animati fra i suoi fans. E’ una visione bipolare la sua nei riguardi della danza : essa si scandisce nel locus metafisico e in quello realistico. In primis, danza come visione misterica che affonda nell’arcano, danza come fluttuazione dell’ignoto e come desiderio di carpirne le origini. Ne deriva il tuffo nel reale, quale desiderio di riscoprirlo nella sua essenza. Danza quale specchio del tempo attuale e ricerca di un nuovo tempo. Una celebrazione tridimensionale che si rispecchia nel cielo, nel mondo animale, nella natura in genere.. Con la danza l’uomo imita la dinamicità della natura e nel suo stesso corpo fisico assimila la natura stessa. Natura naturata e natura naturans overossia con la danza l’uomo fotografa la realtà ma va oltre i sensi, inoltrandosi nel divino. E’ un cantare la vita, un ballare sacrale della vita. Questo muoversi melodicamente non è solo un momento di espressione assoluta del corpo, ma innanzitutto è un carpire mirabile della nascita dell’emozione. Più volte Ivan confessa di essere affascinato dal mistero della danza e il suo arrovellarsi sulle origini di questo armonico movimento. Il suo è un proiettarsi alle radici stesse dell’arte, ricerca di armonia estrema, pittura incantata in movimento. Ancora : danza concepita come celebrazione della bellezza del gesto, posta in un tempo metafisico e reale, confronto superbo tra movimento e magia dell’emozione. Ivan si accorda con il critico Paolo Baratta nel concepire mitologicamente la danza come un divinità ribelle che ha rubato il tempo agli dei, un tempo che si insinua tra Dionisio e Apollo, tra il misterico e la bellezza. Il suo Festival 2008 è l’esaltazione della pulchritudo : danza come perenne scoperta della bellezza, non solo individuale ma da condividere con la comunità
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