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GLBT Festival 2011 - Torino "80 egunean - 80 giorni" di José Mari Goenaga e Jon GaraňoUn amore senza etàdi Paola Assom “Sei sicura che la vecchiaia renda saggi? Non è vero, Tutte bugie: io continuo a fare gli stessi errori di quarant’anni fa. E se ci pensi bene, li fai anche tu.”
Così la disinvolta settantenne Maite alla coetanea amica d’infanzia Axun, campagnola ingenua e spontanea, incontrata per caso dopo cinquant’anni. Entrambe si sono ritrovate all’ospedale di San Sebastian: Maite assiste il fratello in coma per icuts, Axun assiste l’ex genero in coma per un incidente stradale. Il poveretto non ha altri parenti e per tutti gli ottanta giorni del coma - scanditi dalla cronologia del film - vegeta intubato, accudito fino alla morte dalla ex suocera, mossa a compassione per lui anche se sua figlia se ne era separata in malo modo e se ne era andata a vivere negli Stati Uniti. Ma non è solo la cura per l’ex genero a spingere Axun a recarsi ogni giorno in città: a poco a poco ella si rende conto di aver bisogno di quelle ”evasioni” dalla monotonia della vita in campagna. Si distrae dal marito brontolone che non ha altri interessi che il suo orto, il bricolage e le partite a carte con i paesani. Evade dal cerchio ristretto e pettegolo di donne anziane che alla domenica ballano tra loro, non certo per scelta ma per mancanza di uomini. Invece in ospedale Axun ha modo di incontrare ogni giorno Maite, insegnante di musica in pensione, bizzarra ed estroversa, colta e anticonformista, che non si è mai sposata e non ostenta né nasconde la sua omosessualità. Le due donne ricordano l’adolescenza, attimi di tenerezza - un bacio a fior di labbra - spontanei e forse inconsapevoli. Si concedono qualche svago: una gita all’isola, un film… Ma di queste innocenti evasioni Axun non fa parola con il marito, che a casa sente la mancanza di lei e nemmeno riesce a mangiare, perché le sue mani robuste e nodose di contadino non riescono più a svitare i coperchi dei barattoli. Quando lui, insospettito, la cerca in città, per un puro e comico equivoco la trova a parlare con un uomo, in realtà amico di Maite, che però lui crede sia amante di Axun. I due, entrambi anziani, si affrontano e fanno a pugni, per lei. Axun è sensibile e generosa ma anche pratica e anche se non è una conformista, sa tuttavia che non è il caso di fare dichiarazioni del tutto fuori luogo e fuori tempo massimo. Pur soffrendo molto, preferisce dunque che il marito creda nella storia con un uomo piuttosto che in quella, nata nell’adolescenza, con una donna; rinuncia a rivedere Maite e torna a casa con lui, che la commuove perché si sente alla fine della vita e si rivolge alla moglie con schietta umiltà. Solo qualche anno dopo (esattamente il 974esimo giorno) e di nuovo per caso le due donne si reincontreranno. Axun, nel frattempo rimasta vedova, è libera ormai di frequentare l’amica. Il film racconta, con sensibilità e pudore, che l’amore non ha limiti né di età né di sesso e tratteggia i caratteri dei protagonisti in modo delicato e preciso. Il tono, pur nel dramma, mantiene sempre la giusta leggerezza e una ironia garbata, sottolineata da una colonna sonora perfetta, condotta dal leit motiv struggente delle Stagioni di Ciaikowski. I due giovani registi baschi raccontano di aver trovato solo con difficoltà attori anziani che parlassero nella loro lingua, perché negli anni della dittatura franchista era proibito l’uso di idiomi diversi dal castigliano in qualunque circostanza pubblica, quindi anche nella recitazione. Oggi quell’idioma risorto, lontano sebbene europeo, oscuro e incomprensibile se non ci fossero i sottotitoli, nulla toglie ma semmai aggiunge fascino all’intensità del bellissimo film. 80 egunean (For 80 Days) Spagna, 2010, 35mm, 105’, col. regia Jon Garaño José Mari Goenaga sceneggiatura José Mari Goenaga, Jon Garaño fotografia Javi Agirre Erauso musica Pascal Gaigne interpreti Itziar Aizpuru, José Ramón Argoitia, Zorion Eguileor, Ane Gabarain, Patricia López, Mariasun Pagoaga produttore Xabier Berzosa produzione Irusoin , Moriarti distribuzione Latido Films
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