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"A COLLOQUIO CON I MAESTRI DI METHODIKA"Interdisciplinarietà e confronto nel festival veneziano, che apre al pubblico alla seradi Marianna Sassano Parte la quarta edizione di Methodika, il festival di metodi di training teatrale sostenuto da Fondazione di Venezia che si terrà nella città lagunare tra il 5 e l’11 novembre. Una settimana in cui si sono date appuntamento alcune delle figure di maggior rilievo del panorama teatrale internazionale: Jurij Alschitz, direttore artistico del progetto e fondatore dell’Art-Zent-Eact di Berlino ha infatti convocato a Venezia César Brie (mente del Teatro De Los Andes, in Bolivia), Maria Horne (direttrice della cattedra di Teatro all’università di Buffalo, Stati Uniti), Rimas Tuminas (il più autorevole rappresentante del teatro lituano, alla guida del Piccolo Teatro di Stato di Vulnius) e Adolf Shapiro (regista russo, per trent’anni il motore trainante del Teatro Giovanile Lettone).
Methodika sarà un momento di scambio di opinioni sul tema del “centauro”: l’artista è centauro perché doppio, e dalla natura polimorfa. Un corpo meticcio che può essere ponte tra mondi differenti. “Non bisognerà decidere quale opinione sarà migliore e quale peggiore –spiega Jurij Alschitz- In questo festival sono confluiti studenti provenienti da sedici paesi di tutto il mondo: vorrei che loro, insieme agli insegnanti, si ponessero in atteggiamento di ricerca”. Anche le attività serali aperte al pubblico (vedi post scriptum) saranno occasioni di dialogo con altre discipline, grazie alla presenza di poeti, danzatori, musicisti: “Il teatro è rimasto indietro rispetto alla musica o alla danza contemporanea; eppure è proprio lo scambio interdisciplinare ciò di cui abbiamo bisogno”. “Il progetto di Methodika -continua Alschitz- è unico, perché cerca di educare gli educatori. Il fine ultimo è che la didattica teatrale diventi scienza: bisogna raccogliere le conoscenze, pubblicarle, e lasciarle agli altri. Per questo motivo il lavoro proseguirà con la pubblicazione di un libro in cui saranno raccolti i risultati raggiunti: perché è importante che le conoscenze raccolte arrivino a tutte le scuole di teatro del mondo”. Sarà proprio lo scambio interculturale il motore trainante di Methodika: “Quando iniziai a fare l’attore – dice César Brie- credevo che il teatro che facevo io fosse il teatro. Fortunatamente mi sono liberato di questa presunzione e oggi mi piace il teatro che non farei mai, proprio perché lo fanno gli altri. Sperimentare è amare l’errore. Quando facciamo ricerca facciamo errori: in questi cinque giorni di lavoro cercheremo qualcosa, ma non è detto che la troveremo”. Brie spiega anche il suo particolare approccio all’insegnamento: “Mi baso sulla considerazione che un attore è anzitutto una persona: quindi, prima di suggerirgli qualcosa, penso a come la farebbe lui. Gli attori sono sempre in preda ai registi, ai testi, e alla loro incredibile fragilità. Hanno solo un corpo e una voce; lavorano sulla finzione e contemporaneamente devono fare l’opposto: essere veri. Questo è ciò che li rende affascinanti”. Rimas Tuminas porta il suo particolare contributo al senso del festival: “Per tutta la vita sono stato istigato alla lotta: l’Europa del dopoguerra per alcuni decenni non ha mai smesso di lottare. Ma quindici anni fa sono successi avvenimenti che hanno cambiato tutto, non solo dal punto di vista politico, ma anche culturale. Il teatro aveva smesso di esistere, era uscito nelle strade: aveva perso i suoi conflitti, e bisognava ricominciare a cercarli. Ma io ho detto “basta”: alla lotta non tornerò, sono stanco. Abbiamo svestito l’eroe e gli abbiamo dato fuoco, lo abbiamo sporcato e gli abbiamo chiesto la verità: ma lui ci ha risposto che voleva morire, che non ce la faceva più. Eppure mi contraddirò subito dicendo che la base del teatro e della drammaturgia è proprio il conflitto, e cercherò di dimostrarlo durante il festival. Ci troveremo in uno spazio molto strano, perderemo le nostre basi: potremo ricominciare da zero e trovare una forza tenera del teatro”. Un tema, quello del conflitto, che in fondo è opposto e uguale al tema del centauro, protagonista di Methodika: “La centauristica –sottolinea Adolf Shapiro- ci riporta alle domande prime, fondamentali, della natura stessa del teatro. Farsi domande e darsi delle risposte è il ciò che sostiene il nostro lavoro. Il teatro è una cosa strana: gli dedichi tutta la vita e contemporaneamente ti chiedi “Di cosa mi sto occupando”? Il tema di questa sede corrisponde quindi perfettamente alla natura del teatro”. Maria Horne, che a Venezia proporrà un lavoro basato sugli insegnamenti di Lee Strasberg, dal metodo Stanislavskij, imposta invece il suo approccio didattico sul rapporto tra scienza e teatro: “Penso che la scienza possa influenzare l’attore; tuttavia non c’è dialogo tra scienza e teatro. Eppure noi abbiamo conoscenze dell’essere umano, delle sue emozioni, della sua mente, ottenute in modo empirico, e che potrebbero essere utili alla scienza. All’età di cinque anni -continua Maria Horne- assistendo ad una rappresentazione di danza mi sono resa conto che tutti siamo energia. Per tutta la vita ho cercato di capire come comunicare questa energia, come esprimerla sul palcoscenico: perché questo è il problema dell’artista”. “Gli studenti di teatro oggi sono cambiati -continua- così come la comunicazione tra l’insegnante e il nuovo allievo: lo studente che fa le cose perché glielo chiede il maestro non esiste più. Quando iniziai con Strasberg, mi chiese di avere fede e di ripetere per sei mesi un unico esercizio senza che io lo capissi. Oggi ciò non si può più fare, non c’è tempo”. Quattro universi teatrali diversi scelti da Alschitz “non solo perché sono bravi. La prima volta che organizzai Methodika diedi la mia parola che non avrei invitato due volte lo stesso maestro. Questo non per una questione di mercato, ma per continuare una ricerca, trovare nuove persone e farle confrontare. In questi anni ho trovato undici maestri, tutti molto bravi. La cosa che mi sta a cuore è che César Brie, Maria Horne, Adolf Shapiro e Rimas Tuminas rappresentano quattro modi diversi di fare teatro.” Gianpaolo Fortunati, vicepresidente della Fondazione di Venezia, è molto soddisfatto di questo progetto: “Methodika esce dalla logica dell’evento e si pone come obiettivo quello di incidere strutturalmente sul territorio. Il modello didattico che qui si creerà sarà basato sulla decostruzione del rapporto tra professore e allievo, per porli sullo stesso piano. Ciò afferma il principio dell’umiltà della conoscenza: professori si è per l’autorevolezza, non perché si ha un titolo. Methodika avrà come risultato l’armonizzazione tra identità, culture e mondi diversi: un progetto con cui la Fondazione di Venezia continua il suo cammino attraverso interventi di natura strutturale nel tessuto sociale e culturale, rifiutando le logiche dell’effimero, dell’occasionale, del marketing”. METHODIKA propone anche un percorso parallelo e complementare all’interno del progetto: per tutta la durata del festival, all’ex convento dei Ss. Cosma e Damiano e al Teatro Junghans, METHODIKA convoca per un confronto aperto il regista russo Anatolij Vasiliev, la poesia di Mariangela Gualtieri, la danza di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni (sarà in scena con l’assolo "Try"), il jazz con il duo Roberta Rigotto - Enrico Merlin. Il dialogo si aprirà inoltre alla produzione teatrale con Cesare Ronconi fondatore del Teatro Valdoca e alle arti figurative con Francesco Bonami (già direttore della Biennale Arti Visive e oggi senior curator del museo d’arte contemporanea di Chicago). Un ciclo di serate, dal 5 all’11 novembre - organizzate in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune - in cui artisti, filosofi, uomini e donne di pensiero dialogano sul tema della "centauristica". calendario degli appuntamenti: http://www.nonsolocinema.com/nsc_articolo.php3?id_article=8014 per informazioni: info@methodikavenezia.org, tel. 041-2753232 Galleria fotografica: foto © Tommaso Saccarola
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