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"A Dangerous Method" di David CronenbergRitratto di psicoanalisti con signora consapevoledi Fabrizia Centola Partendo dal centro della vicenda, su un piroscafo che dalla vecchia Europa giunge negli Stati Uniti, il dottor Freud dice al dottor Jung: “Secondo voi lo sanno che stiamo arrivando a portare la peste?” Non possiamo che sorridere.
Il consueto estremo di Cronenberg si rifugia nelle molte parole del suo ultimo film. Parole in forma di libere associazioni, esortazioni, insinuanti decodificazioni di reconditi desideri, che seppero rivoluzionare la cura delle malattie dell’anima agli albori del secolo scorso e che oggi accompagnano e sostengono il male di vivere e le crisi di molti di noi. Nelle ultime quattro generazioni, alla psichiatria violenta e coercitiva, quella da fine pena mai, si è affiancata la talking cure del dottor Freud. Dalla pièce di Christopher Hampton, Cronenberg ne racconta gli albori, i primi passi, attraverso un mondo che sta cambiando vorticosamente e i cui conflitti sfoceranno nella Grande Guerra; ma qui il contesto storico è davvero esiguo. In un giorno dell’inverno del 1904 in una clinica di Zurigo viene ricoverata con la forza Sabina Spielrein (Keira Knightley), giovane figlia di un facoltoso mercante russo. Il corpo magro è scosso da spasmi che rompono le sue parole. Il giovane dottor Jung (Michael Fassbender) decide di sperimentare il nuovo metodo del viennese dottor Freud (Viggo Mortensen): una novità avversata da accademici oppositori. In breve tempo, Sabina impara a fare i conti con il senso di colpa che le nasce dal piacere peccaminoso che prova quando è percossa e umiliata, originato da un Edipo nutrito di vergate negli sgabuzzini dell’infanzia. Così, una giovane donna ricca, colta e malata, col desiderio di diventare medico, è la ragione dell’incontro e della relazione tra il padre della psicoanalisi e quello che per breve tempo sarà il suo delfino. Parole, molte, che accompagnano per ore e ore i loro incontri: nella modesta casa di Vienna, alla presenza dei molti figli di Freud avvezzi a dissertazioni sulle pulsioni dell’eros, o a Zurigo, nella bella casa di Jung, emblema di una confortante e invidiabile ricchezza acquisita sposando Emma (Sarah Gadon). Quest’ultima, non è chiaro quanto sia nell’intenzione dell’autore, è una signora consapevole e lontana dagli eccessi, che con parole, pochissime, e molti sguardi, coglie le debolezze e risponde, con apparente mitezza e sostanziale fermezza, alle minacce che si addensano sulla sua vita coniugale. Freccia scagliata dall’arco di Freud è poi il paziente psichiatra tossicomane Otto Gross, cameo di Vincent Cassel, che si oppone al freno degli istinti e affidato alle cure di Jung inciterà il maestro a riconoscere e appagare un desiderio profondo e corrisposto per Sabina, nel frattempo liberata dalla psicosi e sulla buona strada per diventare anch’essa terapeuta. Cronenberg racconta i primi passi di una vera rivoluzione del pensiero occidentale. Il suo Freud, un po’ impacciato, sottilmente frustrato, con qualche grano d’invidia ma capace d’ironia, si circonda di persone di poco conto per restare in luce. Gustav Jung, è incerto, depresso e preda di tormenti della carne e deontologici, ma nonostante tutto continuerà a “peccare”, dopo arriverà Toni, un’altra paziente anch’essa aspirante psicoanalista. Al centro è Sabina, la donna che creò la frattura, figura riemersa dall’oblio negli anni ’70 del nostro secolo a Ginevra, grazie al ritrovamento di un carteggio e già raccontata da Aldo Carotenuto in Diario di una segreta simmetria e da Roberto Faenza in Prendimi l’anima (2003). La Spielrein, allieva di Freud, appartiene alla prima generazione della psicoanalisi mondiale; è sua la tesi dell’atto d’amore come supremo annientamento della personalità sacrificata all’altro, come morte dell’individualità e pulsione distruttiva che sarà sviluppata da Freud nel suo Al di là del principio del piacere. Lasciata Vienna, prosegue con gli studi di psicologia infantile, suo allievo sarà Piaget, e prende parte all’esperienza educativa dell’Asilo Bianco a Mosca, esperienza per un’educazione alla libertà. Muore nella sinagoga di Rostov nel ’42 trucidata dai nazisti. Gelido, denso di parole e dalla ricerca formale che rasenta la perfezione, A Dangerous Method non convince a fondo. Appare troppo semplice: tutte le tessere si incastrano in una concatenazione di causa-effetto, sostenuta da umane contraddizioni e rivalità tra docente e discente. Insicurezze, idiosincrasie, maschilismo e lotta per affermarsi, é quasi banale. Fragili sono i demiurghi che guardano al profondo e che con riluttanza sondano se stessi; e la donna, o è madre incapace di erotizzare il maschio, o è un’isterica che calamita passioni adulterine, ma con brillante intelligenza. Cronenberg ci dice che, se intellettualmente è rivoluzione, umanamente è miseria. Godibile, ma per lo spazio della sua durata, in seguito nessuna traccia. Titolo originale: A Dangerous Method Nazione: U.S.A. Anno: 2011 Genere: Drammatico, Thriller Durata: 99’ Regia: David Cronenberg Sito ufficiale: www.adangerousmethod-themovie.com Cast: Keira Knightley, Viggo Mortensen, Michael Fassbender, Vincent Cassel, Sarah Gadon, André Hennicke, Arndt Schwering-Sohnrey, Mignon Remé, Mareike Carrière Produzione: Recorded Picture Company (RPC) Distribuzione: Bim Distribuzione Data di uscita: Venezia 2011 30 Settembre 2011 (cinema)
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