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Orizzonti "A Erva do Rato" di Julio BressaneIl ratto c’est moidi Alessandro Aniballi Lei (Alessandra Negrini) ha perso da poco il padre ed è uscita da un giorno dal carcere. Lui (Selton Mello) la accoglie gentilmente in casa sua. Passano il tempo in modo inconsueto: Lui le detta delle riflessioni di argomento vario e Lei trascrive tutto nei suoi quaderni, fino ad esaurirsi fisicamente e mentalmente. Quindi Lui la convince a farsi fotografare prima vestita poi completamente nuda. Lei non è troppo convinta ma comunque accetta. L’arrivo inaspettato di un topo sconvolge la relazione di coppia.
Il più grande cineasta brasiliano vivente, dopo la potente e stratificata messa in scena di Cleópatra, torna al festival di Venezia con un film più semplice e giocoso ma altrettanto straordinario per potenza di scrittura. Julio Bressane è infatti un regista unico, allo stesso tempo barocco e classico, capace di una architettura visiva geometrica e ricca, di una gamma di colori essenziale ed esorbitante per la pienezza della pastellatura. È un regista capace di limitare al minimo i movimenti di macchina, ritrovandone con precisione il loro senso simbolico e linguistico (in tal senso, nei primi minuti di A Erva do Rato si veda quel carrello indietro a partire dalla testiera del letto che già ci dice tutto del rapporto futuro tra i due personaggi). A Erva do Rato (letteralmente: l’erba del topo) è una storia surreale che racconta il tentativo di impossessamento del maschio (Lui) nei confronti della femmina (Lei). Costui cerca di imprigionare la donna nella sua tela, avvolgendola con l’ausilio della mediazione culturale: prima attraverso l’arte della conversazione e del monologo, poi (una volta reclusa la donna in casa) mediante la lettura e la scrittura forzata, quindi attraverso l’assoggettamento dell’immagine di Lei con l’ausilio di una macchina fotografica. Ma il tentativo non riesce, intanto perchè la donna mostra residui di inafferrabilità il cui senso ultimo sfugge all’uomo (Lei la notte si alza e sposta i quaderni sul tavolo), poi perché fa il suo ingresso in casa un nuovo personaggio, un topo. L’animaletto scombussola i rapporti tra i due personaggi: Lui lo vuole eliminare perché il ratto sta rovinando i suoi piani (gli ha anche rosicchiato le foto), Lei invece ne è affascinata e, inconsapevolmente, si lega al roditore. Ispirato a due racconti del grande scrittore brasiliano Machado de Assis, A Erva do Rato è un film tipicamente “bressaniano”, oltre che per la messa in scena, anche per la lettura simbolica dell’opera in cui come al solito si confrontano l’apollineo (qui rappresentato da Lui) e il dionisiaco (qui rappresentato dal topo), con quest’ultimo decisamente vincitore nella conquista delle grazie femminili. Sui titoli di coda, poi, Bressane riesce anche a trovare il modo di scompigliare le carte, semplicemente mostrando se stesso che istruisce gli attori. Nel momento in cui, nel dare delle indicazioni, il cineasta rimane con il dito incastrato in una trappola per topi e allo stesso tempo in colonna sonora appare la stessa musica che aveva commentato la prima apparizione del ratto, allora viene un lampo: il regista è sempre stato in scena con noi: era in parte Lui (la razionalità), ma soprattutto era il topo (l’istinto)! Nazione: Brasile Anno: 2008 Genere: Commedia surreale Durata: 80’ Regia: Julio Bressane, Rosa Dias Cast: Alessandra Negrini, Selton Mello, Julio Bressane Produzione: TB Produções, Republica Pureza Filmes
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