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A Pesaro l’evento speciale è ComenciniUna rassegna e un convegno dedicati ad un Maestro del cinemadi Alessandro Cuk A Pesaro il 21. Evento Speciale della manifestazione è stato dedicato a un grande regista, anche se talvolta meno considerato rispetto ad altri, Luigi Comencini. Veramente sterminata la sua filmografia e il volume curato da Adriano Aprà vuole “risarcire Comencini di un debito che la critica ha nei suoi confronti: quello di aver esitato a individuarne la personalità autoriale”. Un autore eclettico, spesso considerato un maestro della commedia all’italiana, riconosciuto regista importante nei film con i bambini, ma la sua personalità si è espressa al di là dei generi, al di sopra dei cliché che spesso hanno accompagnato la sua carriera. E poi Comencini è stato tra i primi a capire l’importanza del recupero delle pellicole, ed è tra i fondatori, nel 1947, della Cineteca Italiana a Milano (in quell’epoca c’erano soltanto quattro cineteche significative nel mondo). Il convegno collegato all’ampia rassegna delle sue opere è stato introdotto da Bruno Torri presidente della Mostra di Pesaro: “Comencini è stato uno dei registi che maggiormente hanno contribuito alla conoscenza del cinema italiano all’estero, per più di un trentennio ha realizzato un cinema di qualità che è andato incontro al pubblico. La sua filmografia è molto ricca, caratterizzata da un cinema di buon livello, con qualche capolavoro, come Tutti a casa. La sua visione del mondo è quella di un umanista laico animato da forti istanze morali. Ha avuto anche un ottimo e originale rapporto con la televisione, Pinocchio e Cuore sono due esempi importanti”. Adriano Aprà ha spiegato che Comencini nasce come critico cinematografo e che poi come regista si è occupato di tutto, alternando film personali a film su commissione, e talvolta questi ultimi sono i più riusciti “come Incompreso che è un capolavoro”. E poi Comencini è “un cineasta limpido, chiaro, che non dà adito a seconde letture” e questa è una delle chiavi del suo successo, essere profondo con semplicità. Il critico Tullio Masoni rivela che Comencini gli ha detto in un’intervista: “Io cerco sempre di girare dal vero, odio Cinecittà, Fellini l’adora, io la odio”. E poi parla dello straordinario equilibrio del regista, sia a livello politico, etico e morale. La figlia Cristina Comencini, anch’essa regista, spiega che suo padre “credeva di essere un grande regista, ma non voleva farlo vedere, non gli interessava la scelta stilistica fine a se stessa, l’importante era raccontare una storia. Fondamentale era il copione ben fatto, il meccanismo che funzionava, l’attenzione all’inquadratura, alla scenografia, a tutte le componenti di un film”. Andrea Balestri, il Pinocchio televisivo, ha raccontato la sua esperienza: “Avevo 7 anni e mezzo quando ho fatto Pinocchio e Comencini mi ha lasciato dentro qualcosa di particolare, è stato meglio del mio babbo. Lui poi aveva una straordinaria capacità con i bambini, ti faceva fare quello che voleva lui con grande naturalezza e ti faceva pensare che era quello che volevi tu. Però tante scene sono venute spontanee, anche con piccole differenze rispetto al copione”.
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