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A colloquio con Maurizio NichettiIntervista al direttore artistico del TrentoFilm Festivaldi Farida Monduzzi - Giacomo Botteri Compie sei anni la Direzione artistica di Trentofilmfestival di Maurizio Nichetti. Fra l’austerità del linguaggio e della prassi dei rocciatori internazionali, Nichetti , il folletto di un mondo comico – favolistico, non ha perso la scioltezza delle battute e il calore del suo umanissimo approccio. Dicono che sia il suo ultimo festival da direttore artistico. Normale routine, responsabilità complicate, divergenze di prospettive? No,no solo per scelta mia personale. Dopo sei anni torno a fare a tempo pieno il regista di cinema e teatro. Per sei anni ho messo la mia esperienza al servizio di questa città, fervida di iniziative culturali, iniziando dalla sua Università, alla disponibilità evangelica della Chiesa Trentina e alla sua stampa sensibile alle esigenze socio culturali religiose dei cittadini, sino alle molteplici attività del Centro Santa Chiara. Il Festival ha bisogno dell’aiuto di tutti Se non si fosse affiancata una ricca diversificazione di apparati culturali, si sarebbe parlato solo di montagna. I contenuti della nostra manifestazione si sono allargati alle tematiche della scuola, dello spettacolo e di altri vari argomenti che si convogliano, arricchendolo, nel filone maestro della montagna. La sua ultima esperienza di regista televisivo l’ha soddisfatta? Non è la sola. Dirigo una scuola a Milano – sovvenzionata dal Comune – con finalità di contenuti riguardanti il mondo del cinema, del teatro. Ho recentemente ultimato un film intitolato “Agata e Ulisse”, una storia di fantasia con gli attori Elena Maria Ricci e Antonio Catania. Uscirà presto. Riguardo alla mia esperienza televisiva , si tratta del cartone animato “Teen days”, uscito su Canale Due in 26 puntate ,mezz’ora ciascuna. Sarà reiterato il prossimo giugno ,sempre su Canale Due. Quali o quali Festival di Trento l’hanno più coinvolto? Più che di Festival, parlerei di serate nel Festival. Ricordo con grande piacere e commozione quella memorabile in cui fu proiettato la “Febbre dell’oro” di Chaplin, commentato musicalmente dall’Orchestra “Heiden” di Bolzano. Una cosa così non l’avevo mai gustata. Poi mi ha coinvolto la serata della “La montagna dei Giganti”, un musical prodotto dal Festival con la mia regia e la sceneggiatura di Carlo Casillo. Fu un grande successo. Seguirono trenta repliche nei teatri italiani. Questa 58^ edizione ripercorre il calendario classico con una grande attenzione alle varie tematiche tra cui – la principale – la rivalutazione di valori morali e civici -.Quale di queste ne ha privilegiato? Quest’anno il filo conduttore è il sacro in montagna. Ne consegue che ci sarà spazio anche per il dissacrante. Si discuterà il pro e il contro. Il tema richiama molto interesse. Sono convinto che questo dibattito valicherà gli spazi del Festival. Noi abbiamo dato la stura con l’avvincente presenza di Mauro Corona e Giuseppe Cederna. Ritiene, fra i film selezionati, ve ne sia qualcuno capace di interessare i distributori ed entrare nel circuito normale? Ogni anno formiamo la lista dei vincitori e li immettiamo nel mercato tramite “L’home Video”. Così i film rimangono nell’area della disponibilità di tutti gli studiosi e appassionati oltre che del gran pubblico. Non esistono Festival della montagna come questo di Trento, completo con sito, quantità di eventi, di spettacoli a livello internazionale. Di esserne stato il direttore artistico è il mio vanto e il mio apporto maggiori.
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