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"ADDIO ALL’ESTATE" di RAY BRADBURYIl sequel de "L’estate incantata"di Giorgio Guernier 1929, Green Town, Illinois. Douglas Spaulding e suo fratello Tom (li avevamo lasciati un anno prima, alla fine de L’estate incantata), i loro amici e, dall’altra parte della barricata, i loro rivali, gli anziani, quelli che rappresentano l’invecchiamento, il declino della vita, i capelli bianchi e la perdita delle principali funzioni vitali.
La guerra dei primi contro i secondi è inevitabile. Fino a quando il naturale corso degli eventi non porrà fine alle ostilità. E allora ci sarà solamente pace e rassegnazione. Addio all’estate è il sequel de L’estate incantata e originariamente rappresentava la seconda parte di un unico grande romanzo. L’editore di Bradbury, però – gli anni cinquanta stavano per finire – si rifiutò di pubblicare le due parti assieme. Perché non lasciare Addio all’estate (già così si chiamava) a decantare per qualche tempo? Sono passati più di cinquant’anni da quel momento, dieci lustri durante i quali – parole di Bradbury - l’opera in questione ha avuto modo di crescere e arricchirsi di particolari – ed ecco che nel 2006 Addio all’estate viene pubblicato negli Stati Uniti. Genesi piuttosto insolita, dunque, quella di quest’ opera, che rappresenta, come viene giustamente sottolineato in copertina, il culmine di una carriera leggendaria, il testamento letterario di uno dei più importanti autori americani del dopoguerra, che qui ci racconta (per la terza volta) come vanno le cose a Green Town, cittadina dell’Illinois ma, più in generale, del Pianeta Terra, che ogni anno, con il volgersi delle stagioni, muore e risorge attorno ad un gruppo di individui. Certamente americani, ma soprattutto Umani. E umanissimi, di conseguenza, sono i temi che vengono sviluppati dalla prima all’ultima pagina: la tristezza dell’invecchiamento, l’inutile guerra contro il Tempo che rende tutto bianco e fragile, come i rami di un albero martoriato dal gelo invernale. La scoperta del sesso e il suo definitivo saluto. Il naturale ciclo della vita, insomma, giovani (nascita) da una parte e anziani (morte) dall’altra. Un libro da gustare dopo aver letto il suo predecessore per riflettere sull’esistenza e sul suo scorrere in termini del tutto inediti, tramite immagini che pochi altri filantropi (questo è, nel senso più stretto del termine, Bradbury) saprebbero evocare con simile dolcezza. Addio all’estate, Ray Bradbury, Piccola Biblioteca Mondadori, 2010, pp. 166.
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