“ADIEU GARY” DI NASSIM AMAOUCHE

Una graziosa e moderna storia west

Concorso
In una città abbandonata nel sud della Francia, dove le fabbriche hanno chiuso, alcuni rimangono a viverci ed a lavorare per riparare i vecchi machinari. Tra questi Francis (Jean-Pierre Bacri), operaio, e i suoi due figli, Samir, appena scarcerato, dopo una detenzione per spaccio di droga, e Ichman, il più giovane, che lavora in un supermercato. Quest’ultimo sente una certa nostalgia della terra algerina, originaria dei suoi genitori, benché non ci sia mai stato.

Non servono le brillanti proteste del padre, che gli oppone il fatto che lui e la madre sono scappati dall’Algeria e che, ora, la loro casa è la Francia. Ma Ichman si mette a imparare l’arabo, con volontà fanciullesca. I due fratelli iniziano a lavorare insieme al supermercato, reparto formaggi, anche se Samir ha negli occhi uno sguardo imprigionato. Loro vicina di casa è Maria, che vive sola con il figlio José. Maria si mantiene facendo da test ai nuovi farmaci.

Josè è un ragazzotto con i capelli ricci ed espressioni vacue, è così convinto di essere il figlio di Gary (Cooper) da aspettarsi ogni giorno di vederlo riapparire tra le strade semi deserte di questa città fantasma che ricorda la scenografia di un western contemporaneo. Quando Francis e il figlio Samir riescono a far ripartire la macchina nella fabbrica, il rumore attira gli altri operai e quel luogo riprende vita.

Presentato al Cannes Film Festival 2009, nell’ambito della Semaine Internationale de la Critique, Adieu Gary si è portato a casa il premio principale. E non si fatica a scoprire il perché. Opera prima di Nassim Amaouche, cineasta francese di origini algerine, che ha diretto il suo primo cortometraggio, De l’autre cotè, nel 2003, che viene selezionato in numerosi festival.
Adieu Gary racconta un’estate, in un affresco quasi senza tempo, come se la fabbrica, chiusa, avesse fermato lo scorrere delle ore. L’unica attività sembra essere attiva è quella dello spaccio, portata avanti dal nano Abdel.
Adieu Gary è la storia di Ichman che sogna l’altrove, un luogo dove spera di vivere con il suo entusiasmo. È la storia dello sguardo di Samir, che uscito di prigione, non riesce a liberarsi delle sbarre personali e cerca di stabilire un rapporto con il padre.

Adieu Gary è la storia di Francis, iscritto al sindacato, che non si arrende e ogni giorno riapre i cancelli della fabbrica chiusa e si mette a riparare un vecchio macchinario. È la storia di Gary, atteso, ogni giorno sulla strada, da Josè. È la storia di Maria quando dirà al figlio che il padre non tornerà più. Adieu Gary è la storia della vecchia casa del popolo trasformata in una Moschea.
Adieu Gary si dipana in un’atmosfera fresca e ironica.
Quest’opera, interpretata con trasporto e sincerità dai protagonisti, arranca in disinvoltura scenica, ma la scrittura è talmente suadente, che, quasi, non si nota.
La bellezza di questo primo lungometraggio di Nassim Amaouche, in concorso al 20° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, è la semplicità delle espressioni e dei gesti, è la passione degli sguardi, è il dettaglio delle strade impolverate, accentuate da una musica di cowboy.

Titolo Originale: Adieu Gary
Anno: 2009
Regia: Nassim Amaouche
Nazione: Algeria, Francia
Durata: 75′
Produzione: Les Films A4
Distribuzione Tamasa Distribution