“ADS” DI RICHARD MAXWELL AL FESTIVAL DI SANTARCANGELO

I credo laici del nuovo millennio

Credo nell’amore, nell’uomo, negli animali… nell’uomo che si prende cura degli animali. Sono solo alcune delle dichiarazioni rilasciate dagli abitanti di Santarcangelo intervistati e portati in scena dal regista statunitense Richard Maxwell.

Ads è l’abbreviazione di advertisement, pubblicità, ed è il nome di un progetto che l’artista americano ha iniziato nel 2010 a New York con la sua compagnia New York City Group. Dopo essere stato riproposto in diverse città del mondo, lo spettacolo è stato presentato in questi giorni al Festival di Santarcangelo, giunto alla sua quarantaduesima edizione.

Sul palco un particolare gioco di luci e di vetri inclinati permette di dare corpo virtuale sotto forma di ologrammi a una sfilata di figure che entrano in scena una alla volta, montano su un piedistallo in legno e, dopo aver espresso quello in cui credono, escono silenziosamente lasciando spazio a quella seguente. Le figure che prendono vita sono alcuni degli abitanti di Santarcangelo, diversi tra loro per età, estrazione sociale ed interessi, precedentemente intervistati e filmati dall’artista americano e ricreati sulla scena.

Maxwell prende atto della crisi identitaria individuale e collettiva che ha colpito l’uomo contemporaneo e dà vita ad un’operazione sicuramente interessante nelle sue linee di principio, ma che è lecito domandarsi se possa essere definita teatrale. I discorsi delle varie persone intervistate mostrano in modo più o meno plateale l’universo privato di ciascuno, toccando temi quotidiani e altri più profondi. L’entusiasmo che traspare dalle parole di una persona non più giovane mentre ci parla con orgoglio del Museo del bottone cittadino al quale si sta dedicando negli ultimi anni, o l’attenzione dell’allenatore di pugilato che cerca costantemente di far coincidere successo sportivo e successo educativo, sono sincere e non lasciano indifferenti. Le esperienze rievocate da quanti si susseguono in questo particolare confessionale teatrale mostrano un universo diversificato che finalmente ha una possibilità di manifestarsi. Il teatro in questo modo si ritira fino a diventare semplice strumento al servizio del reale per mostrarci uno spaccato di Italia che i mass media quotidianamente ci nascondono.

In Ads due collettività si trovano dunque faccia a faccia: da una parte quanti sono chiamati ad agire, dall’altra gli spettatori. Quello a cui assiste il pubblico è tuttavia un duplice paradosso, dal momento che esiste una contraddizione particolare in entrambe le comunità. Gli abitanti di Santarcangelo, intervistati dal regista, sono effettivamente accomunati dalla reale convivenza in un medesimo spazio-tempo, la città di appartenenza, ma sul palco tale società risulta smaterializzata e disgregata in figure virtuali che si susseguono una dopo l’altra senza incontrarsi mai. All’opposto, la comunità degli spettatori è reale solo nell’istante in cui si riunisce per lo spettacolo, ma è fittizia ed è destinata a disgregarsi non appena le luci in sala si riaccendono. La verità è che forse oggi non è più possibile costituire una vera e propria comunità, ma ognuno di noi vive la propria vita in modo individuale, senza avere la vera possibilità di affermarsi come parte di una collettività più grande di noi. Il teatro tuttavia permette ancora una volta di dar vita all’illusione di camminare tutti assieme per realizzare i sogni in cui crediamo.

ADS, concepito e diretto da Richard Maxwell
_ direzione della fotografia Michael Schmelling
_ direzione tecnica Sascha van Riel
_ organizzazione e supervisione dei testi Nicholas Elliott
_ assistenza alla produzione Elisa Bartolucci
_ produzione New York City Players
_ interpretato da alcuni abitanti di Santarcangelo di Romagna in scena al Festival di Santarcangelo da venerdì 13 a sabato 21 luglio presso il Teatrino della Collegiata
_ Durata: 1 ora circa
_ [www.santarcangelofestival.com->www.santarcangelofestival.com]