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"ALTAR" di Rico Maria IlardeNon c’è più religionedi Enrico Ruffato L’altare del titolo è un sinistro arredo sacro che Anton e Lope, due carpentieri, trovano nella cantina della vecchia casa che devono restaurare. Sono stati avvisati, ovviamente, del fatto che quella casa riceve strane visite, e ovviamente non hanno badato all’avvertimento. Così adesso una strana ragazzina appare nei sogni di Anton, chiedendo disperatamente aiuto.
La tanto attesa giornata Horror del Far East Film Festival presenta una pellicola filippina dalle molte contaminazioni europee.
Avvolto in un’atmosfera morboso-cattolica, il film racconta la storia di Anton, un ex pugile con la coscienza lacerata (ha ucciso accidentalmente il suo avversario durante un incontro) il quale, assieme al gaudente Lope, scopre nella strana casa un passato di sacrifici umani ed esorcismi poco riusciti. Accanto a loro due giovani e vivaci ragazze, che lavorano come colf in una magione poco distante, che li aiuteranno a risolvere il mistero.
L’opera di Ilarde, pur volendo mettere sul piatto temi importanti e conflitti morali laceranti, sbaglia su tutti i piani: sbaglia i tempi, i dialoghi, i colpi di scena, le inquadrature, le location, e spinge velocemente lo spettatore allo sghignazzo. Cosa c’è di peggio di una villetta in cemento armato come casa maledetta, quando vorrebbe avere la statura di dimore come Hill House o il castello di Bly? Una volta varcata la soglia poi, invece che assistere allo scatenarsi dell’inferno, si fa una visita guidata alla fiera dei luoghi comuni: la bambina maledetta in vestaglia da notte in stile Esorcista, l’immancabile cerchio magico con le candele, le battute come "sii prudente in quella casa perchè... devo dirti una cosa: ti amo!". Per non parlare dell’ultimo colpo di scena, buono per un romanzetto da spiaggia, del duello finale (peggiore dei peggiori finali di Dario Argento) e degli effetti speciali talmente ridicoli da far rimpiangere la stop motion o la sovraimpressione fotografica. Potremmo dire, a discolpa del film, che forse nelle Filippine questo tipo di cinema superpopolare ha ancora il suo peso, e che il low budget non è per forza sinonimo di cattivo prodotto. Ma è veramente impossibile non trovare patetiche pensate come l’altare che risucchia i malcapitati con un po’ di vento e rallentamento delle immagini, o l’idea di far animare la statua sostituendola con un’attrice che esce da un buco sul basamento, tra l’altro malamente coperto da uno straccio.
Regia: Rico Maria ILARDE Anno: 2007 Durata: 91’ Stato: Philippines
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