VEDI ANCHE |
|||||||||||||||||||||||||
"ANGEL-A" di Luc BessonL’angelo che c’è in ognuno di noidi Matteo Signa André si prepara a saltare da uno dei meravigliosi ponti di Parigi, non prima di aver rivolto uno sguardo di rimprovero al cielo (“Mio Dio, perché mi hai abbandonato?”, domanda tra il serio e l’ironico). Prima di saltare rivolge un ultimo sguardo intorno a sé: a pochi metri di distanza c’è un altro infelice che si prepara al salto da quello stesso ponte. Per nulla contento della compagnia, il nostro tenta di dissuadere l’inopinato collega di sventura, tanto più che si tratta di una ragazza bellissima dal fisico mozzafiato (Rie Rasmussen). In breve, si ritrovano entrambi nella Senna.
Il nuovo lavoro di Luc Besson segna il ritorno a qualcosa di più personale e ispirato rispetto ai suoi ultimi film. In Angel-A ci vengono presentate, attraverso la figura di André e dell’angelo-donna, due facce della stessa medaglia. Quello che lei è all’esterno, lui lo è all’interno. Semioticamente, diremmo significante e significato (rispettivamente, il lato sensibile e il lato intelligibile di un segno). Potremmo azzardare che il rapporto tra il “significante” e il “significato” è simile al rapporto che c’è fra il recto e il verso di un foglio; non sono in alcun modo divisibili, ma sono diversi e distinti. Allo stesso modo, i due protagonisti della storia si fondono perfettamente bilanciando gli scompensi fisici e caratteriali di entrambi e mantenendo una loro unicità di ruolo. Centrale la città di Parigi. Più che un omaggio si tratta di una vera e propria dichiarazione d’amore. “Da tempo – dice il regista – non veniva ripresa nella maniera adeguata. Mi addolorava il fatto che non venisse esaltata o messa in evidenza come si deve nel cinema francese di oggi mentre per me è la città più bella del mondo”. Se nelle prime pellicole del regista francese molto tempo viene trascorso nelle viscere della città, ora tutto è cambiato. Besson si sente, finalmente, all’altezza per “affrontare” la città in tutta la sua magnificenza ma soprattutto allo “scoperto”. Stilisticamente, l’ulitizzo fotografico del bianco e nero risulta essere una scelta azzeccata. E’ il modo migliore per ribadire le numerose opposizioni e i forti contrasti presenti nella pellicola (bene-male; uomo-donna; bello-brutto; interno-esterno; luce-buio). Ognuno di questi facilita un distacco dalla realtà terrestre e un veloce scivolamento verso una dimensione onirica. Non solo. Il bianco e nero, oggi molto poco usato al cinema, ha il potere di rendere il film più poetico. Semplifica le immagini facendo passare in primo piano la luce. Il problema principale del film consiste probabilmente nella sceneggiatura che non riesce a dare spessore a una trama tutto sommato abusata al cinema (un uomo salvato da un angelo e un angelo forse a sua volta salvato da un uomo). L’angelo di Besson non può arrischiarsi a parlare come gli angeli de Il cielo sopra Berlino senza perdere credibilità e candore. Nel giro di poco tempo, il film esaurisce le situazioni comiche, tenere, sentimentali, curiose della coppia protagonista e si limita a ripeterle in loop senza far progredire realmente l’azione. Il finale esibisce effetti speciali che sono come un affronto al bianco e nero della fotografia: ostentati, sottolineati, prolungati oltre il dovuto, sono come un inserto proveniente da un altro film. Titolo originale: Angel-A Nazione: Francia Anno: 2005 Genere: Commedia, Romantico Durata: 90’ Regia: Luc Besson Sito ufficiale: www.angela-lefilm.com Cast: Jamel Debbouze, Rie Rasmussen, Franck-Olivier Bonnet, Michel Chesneau, Olivier Claverie, Akim Colour, Tonio Descanvelle, Sara Forestier Produzione: Europa Corp., TF1 Films Productions, Apipoulaï Distribuzione: 01 Distributiuon Data di uscita: 17 Marzo 2006 (cinema)
|
|||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





