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"APPUNTI PER UN FILM SULLA LOTTA DI CLASSE" DI ASCANIO CELESTINICelestini porta a Mira il tema del precariato giovaniledi Elena Casadoro Tanto si è parlato di precariato giovanile nel nostro Paese, ma poco si è fatto sinora per risolvere il problema. Forse, ciò che limita la trattazione della questione ai soli periodi di campagna elettorale, sta proprio in quella parola “giovanile”, che porta a minimizzarla e a ricondurla ad una fascia ben precisa di lavoratori. Si ritiene accettabile che un giovane possa faticare ad inserirsi nell’ambiente lavorativo, perché tanto si ha la certezza che un posto prima o poi lo troverà.
Il problema reale sorge però quando questi “giovani” continuano a lavorare per quattro, otto, o addirittura dieci anni nella stessa situazione di perenne incertezza, vivendo nell’ansia come se avessero una bomba ad orologeria in tasca che di tre mesi in tre mesi rischia di esplodere e invece all’ultimo istante, lo scoppio viene ritardato, ovvero il momento del licenziamento viene posticipato. Questa è la condizione che molti lavoratori di oggi, giovani e non più giovani si trovano a dover affrontare. Per la prima volta il tema del precariato è stato portato a teatro, da quello che è uno dei più grandi narratori del momento: Ascanio Celestini. “Appunti per un film sulla lotta di classe” non è uno spettacolo completo, ma un insieme divertente e irriverente di storie, frutto delle interviste che Ascanio Celestini ha tenuto da un anno a questa parte a molti lavoratori precari in un call centre alla periferia di Roma. Celestini, con la maestria del cantastorie, ci racconta alcune delle vite di questi uomini-ombra del presente, offrendo, attraverso di loro, uno specchio dell’assurdità della realtà contemporanea, stordita dal mondo della pubblicità mediatica: dalla perfezione delle famiglie del Mulino Bianco e dall’azzurro della Pasta Barilla, alle cinture di Gucci alle scarpe di Prada. La bravura dell’attore-autore romano, sta proprio nel mostrare gli aspetti tragicomici della nostra società post-moderna. Il personaggio ricorrente lavora in un call centre facendo il turno di notte e guadagna a cottimo, ovvero a seconda di quanti minuti tiene al telefono il cliente che lo chiama: 50 centesimi al minuto, fino a due minuti e quarantacinque, poi l’incremento si arresta. Ed è così che lui, anestetizzato da questo lavoro assurdo e ripetitivo, pur di racimolare la paga, ascolta gli sproloqui di improbabili razzisti omofobi e si improvvisa telefono erotico per qualche maniaco notturno. La sua vita è la vita di una persona qualunque, che abita in periferia con fratello “deficiente” e una madre depressa che per sentirsi meglio “pulisce sul pulito” e nel suo mondo qualunqe, persino Dio è uno qualunque, che incontra al supermercato vestito in maschera per cercare di ammazzare la noia della propria esistenza eterna. L’unico riscatto a questa vita, è la lotta di classe. Prima o poi le coscienze di questi uomini “qualunque” si sveglieranno e si avrà la rivoluzione, quella che consentirà anche a chi “sa passare attraverso i muri” di avere il suo momento di gloria. Ascanio Celestini, dà in questo testo una grande prova d’attore. Un monologo lungo, interrotto solo dai bellissimi brani musicali del trio fisarmonica, chitarra e violoncello a cura di Gianluca Casadei, Matteo D’Agostino e Roberto Boarini. Mai un’incertezza, mai un’esitazione: solo un’unica e acuta trattazione del tema più attuale dei nostri giorni, ancora purtroppo poco sentito.
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