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Berlinale 61. Forum "Amnistia" di di Bujar AlimaniUna nuova Albaniadi Paola Assom "Oggi ci sono due Albanie – dice il debuttante regista Bujar Alimani – una, quella dei giovani, che cerca di progredire e andare verso l’Europa, e l’altra, quella dei vecchi, che resta ancorata al passato. Ho voluto mostrare questo contrasto, per far capire le difficoltà che affronta la nostra società". Il film è però anche una tragica storia d’amore, che si svolge a Tirana.
Un uomo e una donna, ogni mese, sempre lo stesso giorno e alla stessa ora, vanno in visita ai rispettivi moglie e marito, in carcere per piccoli reati. “L’ora di visita - spiega la guardia carceraria - è una forma di umanizzazione del carcere imposta al’Albania dalle leggi europee e permette ai carcerati di avere rapporti sessuali con loro coniugi. Bisogna rispettarla per poter entrare nella Comunità.” La lontananza e certamente anche la disaffezione fanno però sì che il sesso tra i legittimi partner sia una squallida routine senza sentimento, anziché il momento atteso e desiderato. L’uomo e la donna, incontrandosi ogni mese per il dovere coniugale, finiscono per diventare amanti. L’uomo lavora in una tipografia che stampa i giornali e si barcamena da solo con le faccende domestiche. La donna è disoccupata in cerca di un lavoro, ha due bambini e vive con lo suocero, un patriarca tirannico che dalla sua vita di contadino ha portato in città le tipiche cornamuse e le suona nottetempo, senza riguardo al sonno della famiglia. Ha anche un fratello pescatore, angustiato dalla scarsezza del lavoro e devastato dall’idea di dover emigrare per potersi finalmente sposare. Il poveretto, per la disperazione, si uccide poi sulla sua barca. Nonostante le difficoltà, lei riesce a ritagliarsi lo spazio per l’amore inaspettatamente trovato e cerca di svincolarsi dalle costrizioni di una mentalità retrograda. Un improvviso e inaspettato evento mette però in crisi il fragile menage clandestino: un’amnistia. I legittimi coniugi sono liberi e tornano a casa. Tuttavia l’uomo non si rassegna a metter fine alla sua storia d’amore e si reca nel villaggio dove vive la donna con la famiglia. Ma i due, come infelici Romeo e Giulietta, muoiono insieme, entrambi uccisi dal vecchio in nome di un codice d’onore che non ha nulla a che vedere con il codice del cuore e il desiderio di libertà. Il film è un affresco senza edulcorazioni di una società precaria, dove le persone si sforzano di “tirare avanti”, spesso nella disperazione. Dopo anni di oppressione politica, restano tuttavia altre forme di oppressione, dalle quali non è meno difficile liberarsi. Alcuni efficaci dettagli di questo clima di perdurante tensione sono particolarmente inquietanti, come - per esempio - l’evidenza della meccanicità senza passione nei rapporti sessuali tra i coniugi nel carcere: Un aspetto del più ampio problema della falsità di arcaiche convenzioni sociali, che perdurano a partire proprio dalla famiglia. Una regia impeccabile che, con immagini perfette e una recitazione ottima, crea il clima di crescente tensione, di disperazione ma anche di una fragile speranza. Purtroppo, delle “due Albanie” vince ancora quella arcaica, che si impone con la violenza e il sangue su quella che cerca di progredire. Una conferma di una realtà ancora difficile, ma anche la testimonianza di quanto siano dolorosi e tragici tutti i grandi cambiamenti della Storia. Amnesty, Amnistia, di Bujar Alimani- Albania 2011 Berlinale 2011 - Forum
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