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"Anna M." di Michel SpinosaDalla Francia un dramma della gelosiadi Alessandro Cuk Nel concorso Pesaro Nuovo Cinema - Premio Lino
Miccichè vi è anche il film francese "Anna M.", opera
terza del regista francese Michel Spinosa.
L’idea iniziale del film è partita dall’interesse dell’autore per la gelosia e per la rappresentazione dei suoi eccessi, dei suoi sviluppi patologici. La protagonista del film, Anna M., è una ragazza dolce e riservata, quasi timida, che si dedica soprattutto al suo lavoro alla Biblioteca Nazionale di Parigi come resturatrice di libri antichi. Anna vive con la madre, porta a passeggio il cane, la sua vita è fatta di una quotidianità semplice, quasi noiosa. Un giorno ha un incidente e fa dei controlli all’ospedale. Qui conosce il dottor Zanevsky e in quel momento scatta una sorta di corto circuito, si convince che il dottore è innamorato di lei. Comincia a pedinarlo discretamente e un giorno fa finta di incontrarlo casualmente. In maniera goffa e timida lo invita al bar a bere qualcosa. Ma è un incontro freddo, di cortesia, senza prospettive. Il dottore è sposato e non ha nessuna intenzione di rivedere Anna. Ma la ragazza non demorde e comincia a bersagliarlo con i suoi inseguimenti, le sue telefonate, le sue proposte di incontro. Si autoconvince che è il dottore a provarci con lei, perchè non ama sua moglie e comincia un’escalation al limite del parossismo. Nelle sue continue paranoie Anna si crea un mondo parallelo alla realtà, si crea una sua realtà, fino ad arrivare ad essere internata perchè continua a sconvolgere la vita del dottore e diventa pericolosa per se stessa e per gli altri. La sua ossessione l’ha portata sull’orlo della follia, dalla speranza di un amore ricambiato ad un odio feroce. Il dottore cambia città e Anna sembra guarire dalla sua pazzia, anche perchè è incinta a causa di un rapporto occasionale avuto con un uomo, per la rabbia di essere sempre respinta dal dottore. Ma le cose non sono così facilmente risolvibili. Splendida l’interpretazione di Isabelle Carrè che dà credibilità al ruolo di Anna, alle sue schizofrenie, disegnando un personaggio dalle numerose sfacettature. Un film intrigante, nel quale il regista guarda con tenerezza la sua protagonista e le rimane accanto dolcemente, senza giudicarla, con la consapevolezza che l’amore talvolta può accendere una lucida follia.
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