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"Antigone"Antigone tra leggi di Stato e dovere di sanguedi Giacomo Botteri Il teatro del Lemming porta la tragica figura di una sorella e di una figlia alla Biennale del Teatro
Edipo si è accecato ed esiliato dopo essersi reso conto dell’incesto e del parricidio. I due figli Eteocle e Polinice muoiono entrambi combattendosi sotto le mura di Tebe, il primo contro il re Creonte, l’altro sul fronte opposto. A Polinice verrà dunque riconosciuta la qualifica di eroe e sarà sepolto con tutti gli onori, mentre Eteocle è destinato a restare insepolto e chi oserà contravvenire al divieto sarà messo a morte. Una delle sorelle, Antigone, ignorando i consigli della sorella Ismene, sfida la legge di Creonte e comincia a scavare per dare sepoltura al fratello. Quando Creonte accogliendo finalmente i consigli dell’indovino Tiresia, si accinge a liberare Antigone e a dare onorata sepoltura al fratello, è troppo tardi: Antigone si è impiccata e l’innamorato Emone figlio del re, si è suicidato sul suo corpo. La tragedia di Sofocle, gioiello perfetto che ha attraversato indenne i millenni, non dà risposte, ma al contrario sollecita altri interrogativi restati a loro volta inevasi. Il dramma contiene in sé una serie di opposti di cui è intessuta la vicenda umana. Vi è innanzitutto la contrapposizione fra nomos e fusis fra diritto naturale e diritto positivo, norme insite nella coscienza di ogni uomo e norme fissate da uomini per regolare la civile convivenza. Vi è il contrasto fra uomo e donna, diritto della famiglia e diritto della polis, due ordini morali entrambi validi e difendibili per cui, come faceva notare Hegel, a proposito di questa tragedia, tutti hanno ragione ma non poteva non propendere a favore della libera vita statale cui ricollega gli dei della luce, a scapito della legge del sangue guidata dagli dei degli inferi e dell’oscurità. La poesia che pervade l’intero dramma, la sua essenzialità, la capacità di restare attuale attraverso i secoli, ha sollecitato a scadenze ininterrotte grandi autori a cimentarsi sul tema con esiti altissimi se a riproporla sono Alfieri, Racine, Anouilh, Brecht. Innumerevoli le rappresentazioni sceniche. Il testo presentato alle Fondamenta Nuove nell’ambito della rassegna Mediterraneo, viene riproposto dalla compagnia dei Lemming con la regia di Massimo Munaro che ne è anche uno degli interpreti. L’eroina ribelle, dolente vittima del suo stesso radicalismo è riproposta come al centro di un processo nel quale il pubblico fa da testimone, accusatore , accusato. All’entrata del teatro infatti , i posti vengono assegnati in base alla scelta di campo, cioè se si pensa di condividere le ragioni di Antigone o quelle di Creonte. Scelta difficile e dovrebbe essere previsto un settore in cui sistemare coloro che ritengono che vi siano ragioni sostenibili da entrambe le parti. I Lemming si sono caratterizzati, nel loro lavoro di ricerca come creatori di un originale linguaggio teatrale teso a fare del teatro un luogo di coinvolgimento collettivo per avviare un nuovo rapporto fra palcoscenico e platea Intento ammirevole non sempre corrisposto dagli interlocutori coinvolti. I Lemming hanno voluto provocare a tutti i costi: ad ogni costo hanno imposto rovesciamenti di ruoli consacrati dalla tradizione. Giocando su numerosi registri, dal pulp all’espressionismo, da Bekett ai silenzi e alle pause alla Celentano, da Ibsen a Sofocle, hanno offerto valide basi sia per i tradizionalisti offesi da cocomeri spiaccicati in scena e suicidi all’acqua minerale, sia agli entusiasti felici di respirare aria nuova che spazza via vecchiumi ormai stantii. Antigone [prima assoluta] drammaturgia, musica, disegno luci e regia Massimo Munaro con Fiorella Tommasini, Chiara Elisa Rossini, Diana Ferrantini, Mario Previato, Alessio Papa, Massimo Munaro produzione Teatro del Lemming, La Biennale di Venezia
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