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ArtùGene Gnocchi e Elisabetta Canalis: cavalieri della tavola rotondadi Elena Ezechielli Come ogni giovedì sera su Rai Due in seconda serata alle 23:20, Gene Gnocchi apre la trasmissione con la grinta e la sfacciataggine che lo hanno sempre contraddistinto. Al suo fianco Elisabetta Canalis il cui unico scopo è quello di far entrare il nostro mattatore nel jet-set.
Negli anni novanta sulla ormai defunta Video Music (rete che non copriva tutto il territorio nazionale) e su altre piccole reti locali, andava in onda un programma intitolato Aria Fresca. Condotto da un giovanissimo Carlo Conti ha lanciato personaggi come Giorgio Panariello, Leonardo Pieraccione, Cristiano Militello, Walter Santillo. Vi chiederete cosa c’entra tutto questo. Ebbene, pensando alla situazione della televisione italiana, a personaggi che rimangono lontani dal piccolo schermo perché stanchi dei soliti programmi e a tutta una serie di flop che fanno cadere trasmissioni come pedine di un domino, ci è tornata alla mente proprio la sigla di apertura di Aria Fresca. Voglio un poco di aria fresca, voglio aprire una finestra per entrare dentro la tv. Qui la storia è sempre uguale Chi la visto, Stranamore, Scommettiamo che non ne puoi più...E’ tutto uguale. In quegli anni effettivamente Chi la visto, Stranamore, Scommettiamo che erano i programmi che contavano il maggior numero di edizioni e avevano monopolizzato la televisione. Così la sigla strizzando l’occhio a quelle trasmissioni ricordava allo spettatore che in quel momento cominciava uno spettacolo divertente e pungente che avrebbe portato un po’ d’aria fresca rispetto ai soliti show. Non sappiamo perché, ma ci sembra di intravedere qualcosa di familiare. Se dovessimo riscrivere adesso quella canzone al posto di Chi la visto, Stranamore, Scommettiamo che, metteremo altri programmi come Isola dei Famosi, Forum, Grande fratello, La vita in diretta, Uomini e Donne ecc, ma il finale sarebbe comunque E’ tutto uguale. In questo magma una ventata di aria fresca riesce a portarla il nostro Gene Gnocchi; Artù, insieme ad altri programmi, rappresenta un’oasi felice della tv nazionale. Demistificando gli altri show, Artù si definisce come il primo talk-game-talent-info-show. Lo studio è strutturato in modo che gli ospiti siano seduti intorno ad un tavolo, su poltrone che si muovono avanti e indietro per mezzo di binari, mentre Gnocchi e la Canalis se ne stanno seduti di fronte al bancone in una posizione favorevole per fare le domande ad ogni “giocatore”. Ogni ospite, con una sua scheda di presentazione, avrà la facoltà di rispondere ai differenti interrogativi a cui sarà sottoposto e al tempo stesso valutato, dal severo Franco Grillini. Alla fine “vince” chi ha ricevuto i voti migliori e sarà proclamato opinion king. Obiettivo del programma, infatti, è quello di formare la nuova classe di opinionisti del futuro per poter far fronte ai differenti talk-talent show. Sbeffeggiando questa nuova figura professionale, ovvero quella dell’opinionista, che sta invadendo la televisione in ogni sua forma, Gene Gnocchi, sostenuto da un’ottima squadra di autori, rappresenta lo 007 della nostra tv (come ci suggerisce la sigla di apertura) con la sua Bond girl. Allora: pistola alla mano, mirare il bersaglio e sparare contro tutti quei talk che dalla mattina alla sera invadono i canali Rai e Mediaset e che ripetono incessantemente i soliti argomenti, come “L’uomo deve lasciare la carriera per la famiglia?”, oppure “Matrimonio in bianco o in nero”, oppure “La donna si deve truccare?” o ancora “Meglio un uovo oggi o una gallina domani?”. Qualunque sia la vostra risposta a queste domande ricordate cosa suggerisce lo slogan di zio Gnocchi: “Voglio entrare nel jet-set”, perché oggi, come ci sembra di leggere tra le righe, tutti desiderano la carriera facile e immediata, la popolarità senza fatica che porta alla creazione di tante piccole meteore.
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