VEDI ANCHE |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
"BALENE E SOGNI" DI Alessandro BariccoPrima di essere ingoiati dai libri.di Gabriele Naia Baricco una volta ha scritto che, secondo lui, “leggere è sempre una rivalsa di qualcuno che dalla vita è stato offeso, ferito” e che “l’umanità dei libri è perlopiù un’umanità sofferta”.
Parole che tornano alla mente leggendo “Il libro di sabbia” di Borges. il protagonista di questo racconto, infatti, ad un bel momento si ritrova con un libro tutto particolare e ne rimane schiavo. Si tratta di un libro apparentemente infinito, privo di un inizio e di una fine, privo di una numerazione comprensibile delle pagine. Si passa dalla pagina ottocentoventiquattro alla pagina quattordicimilacentotrenta, dalla settecentocinquanta elevato alla quarta alla sesta. Tutto così. Questo libro infinito ha del mostruoso, e il protagonista se ne rende ben presto conto. Più o meno quando smette di vedere gli amici e passa tutto il suo tempo (e quando dico tutto è – tutto) a leggerlo e sfogliarlo, tentando inutilmente di contare le pagine o provare che si tratta di un libro realmente infinito. Con una media di cinque ore di sonno per notte, quando sogna il protagonista sogna il libro. Quando è sveglio, oltre a starsene con la testa china sulle pagine, teme che qualcuno possa rubarglielo. Insomma, come si diceva ne rimane completamente schiavo. Qualcuno si starà chiedendo che diavolo c’entri questo con le idee più o meno condivisibili di Baricco. C’entra, perché Baricco, sempre nello stesso contesto (per chi fosse interessato o incuriosito: si tratta del libro Balene e Sogni, contenuto in Totem. L’ultima tournée), scrive che, a certi ragazzi che a sedici anni hanno già letto Kafka e Dostoevskij, gli verrebbe da dire: “andate a giocare al pallone, buttate via i libri, girate. Tagliatevi i capelli. Fatevi i capelli verdi. Fate qualcosa. Cercate di stare nel, nel. Non fuori. Nel. Dopodiché tornate ai libri, per carità, ma non fatevi ingoiare.” Perché, se non si sta attenti, va a finire come al personaggio di Borges. Va a finire che poi si rimane intrappolati dalla letteratura, e che la vita la si vive solo attraverso le pagine dei libri. E che “Il libro di sabbia” sia un racconto di fantasia poco importa, perché nella realtà questo capita. O almeno è capitato. È capitato a Pessoa, che prigioniero com’era dei suoi eteronimi aveva smesso di vivere, “per costruire un delirante universo senza amore, dove tutte le cose hanno stanchezza di esistere e spalancato dolore, [senza rendersi conto che] il senso delle stelle non è quello di un uomo” - come canta Vecchioni in “Le lettere d’amore”. Pessoa “capì tardi che in quel negozio di tabaccheria c’era più vita di quanta ce ne fosse in tutta quanta la sua poesia, e che invece di continuare a tormentarsi con un mondo assurdo [sarebbe bastato] toccare il corpo di una donna, rispondere ad un sguardo.” Ma nel cercare un senso che non c’era, Pessoa non uscì mai dalla sua malattia mentale e perse l’amata Ophélia, che probabilmente non riuscì mai ad affrontare come una persona in carne ed ossa – abituato com’era a personaggi con ossa di carta e anime d’inchiostro. Ingoiato. Pessoa finì ingoiato per sua stessa mano, dalla sua stessa letteratura. Ad altri capiterà, o sarà capitato, per mano di terzi. Resta il fatto che quanto detto da Baricco ha un fondo di verità: ad un certo punto i libri bisogna buttarli via, bisogna andare a farsi un giro, bisogna farsi i capelli verdi. Bisogna fare qualcosa. Qualcosa, però, che sia vita vera, non vita ricreata in una pagina. Altrimenti, la vita vera poi non si sente più. Fare come il personaggio di Borges, che alla fine si sbarazza del libro per non esserne completamente risucchiato. Per restare nel. Non fuori, nel. Anzi, nella.
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





