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BARNYARD - IL CORTILE DI STEVE OEDEKERKUna folle fattoriadi Carlo Dutto La fattoria si anima di luci stroboscopiche e subwoofer, il concerto ha inizio e la talpona con l’oro al collo canta Mr. Boombastic, le caprette suonano il country, mentre tutti si scatenano. Il contadino è fuori e si possono lasciare dietro le convenzioni da animale da cortile. Un giovane bue dovrà, alla morte del padre, prendere le redini della fattoria, lasciando dietro l’adolescenza e la vuota spensieratezza, per approdare nei lidi della responsabilità e dell’amore. Semplice, di sceneggiatura scarna e ricco di riferimenti a programmi televisivi, si scopre la fauna che anima la fattoria.
Ogni fattoria ha la sua gerarchia. Se l’inglese George Orwell descrisse la rivoluzione da parte degli animali di una fattoria, l’instaurarsi di una sorta di democratica convivenza che presto si tramuta in oppressione di una oligarchia, il regista e sceneggiatore Steve Oedekerk, all’esordio dopo le sceneggiature di Una settimana da Dio, la saga di Ace Ventura e il film d’animazione Jimmy Neutron, trasporta l’eterno mito dell’animale umanizzato tipico della Disney in una fattoria placida e frizzante. Uno schema piramidale che vedeva nel capolavoro del 1945 un capo-padrone dispotico nel maiale Napoleone, animale più uguale degli altri e per questo bieco dittatore della marmaglia rivoluzionaria. Schema che si ripropone all’acqua di rose in Barnyard, film di animazione computerizzata in un non sempre convincente 3D, in cui il comando è nelle zampe del bue Otis, essere un po’ cialtrone e sempliciotto che riuscirà, in virtù del rapporto con il padre morto per difendere la fattoria, a condurre gli animali da cortile sprovveduti alla riscossa contro i cattivi coyotes, animali senza domicilio che trascinano cupe esistenze in un deposito di auto demolite. Un film ben condito di rapporti edipici risolti e una generale visione "leggera" della vita come un continuo svago intervallato da azioni responsabili e adulte, riferimenti al mondo vegano e una micro storia d’amore con la mucca Daisy incinta (di chi? Si aprono scorci sui Dico e affini...) e talpe che conducono un redditizio mercato nero dalle viscere del campo arato. Le trovate, dove non scadono nella farsa greve dell’animale antropomorfo, risultano gradevoli e a tratti spassose, in particolare nelle scene con il contadino proprietario della fattoria, unite alla filosofia politica del leader come figura carismatica basata non sulla forza fisica e la paura ma sull’attenzione e l’amore che trasmette ai suoi "sudditi". Tra animali inventati di nome Selvaggio Mike (chi ricorda lo Spaturno?) simile al cugino It della famiglia Addams e mucche argentine teppistelle, tra topolini nipoti di Speedy Gonzales e un furetto che ricorda il personaggio-spalla dell’Era Glaciale, passando per scene di ordinaria follia festaiola che rimandano alle plastiline di Galline in Fuga, un ritratto corale di una fattoria che si basa forse troppo spesso sulla citazione e sul facile rimando ad universi altri dell’animazione. Ma un film per bambini cerca anche questa identificazione, in un mare magnum di personaggi che rimandano e risvegliano curiosità, suscitando risate nei più piccoli e non solo. Titolo originale:Barnyard: The original party animals Nazione: USA Anno: 2006 Animazione: Omation Animation Studios Genere: Animazione Durata: 90’ Regia e sceneggiatura: Steve Oedekerk Sito ufficiale: www.barnyardmovie.com Cast: con le voci di Kevin James, Courteney Cox, Sam Elliott, Danny Glover, Wanda Sykes, Andie MacDowell, David Koechner Produzione: Paramount Pictures, Nickelodeon Movies, O Entertainment Distribuzione: UIP Data di uscita: 23 Febbraio 2007(cinema)
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