VEDI ANCHE |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
"BERTHE" DI Henry MillerBerthe. E tutti quelli che fanno voltare le spalle e scappare via.di Gabriele Naia Henry Miller ha scritto un bel racconto che parla di vergogna, differenza e viltà. Questo racconto si chiama Berthe e parla di una prostituta.
Trama a grandi linee: il protagonista conosce questa prostituta di nome Berthe, e un po’ se ne innamora. Le offre la cena, un paio di whisky, mentre sono nel taxi che li accompagna al ristorante la bacia. Un bacio appassionato, mica un bacietto così. Passano un paio d’ore assieme, lei gli racconta della sua vita, di quanto faccia schifo il suo lavoro, lui la guarda, l’ascolta. Di solito gli uomini con lei vanno a letto e tirano fuori soldi, invece lui l’ascolta e le parla. Per questo Berthe inizia ad adorarlo, ma soprattutto a ringraziarlo. In continuazione, lo ringrazia. Gli dice: “sei la prima persona dopo tanto tempo che mi tratta come un essere umano”. Lui non capisce. Per lui, come per tutti noi, è ovvio essere trattati come “esseri umani”, e nemmeno riesce a capire bene cosa questo significhi. Ad un certo punto si fa avanti un cliente, un altro di quella schiera di uomini che con Berthe va a letto e tira fuori i soldi e fine. Lui intuisce, così con una scusa la saluta e fa per andarsene, però lei gli risponde “aspetterà, intanto facciamo due passi”. Passeggiano un po’, poi s’abbracciano forte, lei deve andare, lui le molla un biglietto da cento dollari “ti farà comodo” le dice, e fa per allontanarsi. “Mon dieu!” urla lei, lo chiama, è incredula e non sa come ringraziarlo. Si riavvicinano, lei continua a dirgli quanto sia speciale, così lui ad un certo punto precipita: “Che ti piglia?, le dice, Nessuno ti ha mai trattata gentilmente? Nessuno?”. Lei scoppia in lacrime, i singhiozzi spaccano in due il silenzio della strada notturna. Lui è pietrificato, vorrebbe dire qualcosa, ma non ci riesce. Così le volta le spalle e se ne ve, cammina via, sempre più in fretta, finché il suono dei singhiozzi non è risucchiato dal rumore delle strade illuminate. Un racconto che parla di vergogna, differenza e viltà, appunto. Della differenza che passa tra una persona “normale” e una persona che invece quasi s’è dimenticata di cosa significhi venire trattata come un essere umano. Della vergogna e della viltà di chi, dall’altra parte, viene schiacciato dal senso di colpa, ma contemporaneamente trova più facile voltare le spalle archiviando l’accaduto. Un bel racconto perché, al di là dell’aspetto stilistico, parla di tutti noi, e della paura che abbiamo nei confronti di chi ci fa pena. Perché, che si tratti di un barbone che chiede l’elemosina seduto al bordo della strada, dei morti di fame del Terzo Mondo che ogni tanto vediamo per tv, o di una come Berthe, poco cambia. Quando ci rendiamo conto dell’abisso che passa tra noi e loro, quel che facciamo è voltare le spalle e camminare verso casa. Sempre più veloci, finché il suono dei singhiozzi non viene assorbito dal traffico delle strade illuminate, e la nostra coscienza può tornare a vivere spensierata.
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





