BREAKING THE ICE: MOSCOW ART, 1960-80

La Saatchi Gallery, nota galleria d’arte contemporanea londinese, propone un’interessante esposizione dedicata all’arte russa moderna e contemporanea.

Negli anni Trenta, passato il periodo di grandi fermenti culturali pre e post rivoluzionari ( per intenderci quel magico momento in cui i laboratori dei Vkhutemas funzionavano a pieno regime e la rivoluzione era sostenuta da artisti dell’avanguardia come Tatlin, Rodchenko… ), il governo dell’Unione Sovietica impone uno stile unico per ogni campo intellettuale: il realismo socialista. Stile unico quanto sterile che compromette tutti gli sforzi compiuti dalla grande avanguardia russa per un rinnovamento culturale. Con la morte di Stalin nel 1953 si procede ad una progressiva destalinizzazione in tutti i campi, compreso quello culturale. Questo non basta per recuperare anni di arte osteggiata e dimenticata, ma concede una tregua agli artisti che vivono in clandestinità, colpevoli di creare un’arte moderna sgradita al governo stalinista. Questi artisti, influenzati dalle nuove correnti artistiche occidentali, hanno fuso i nuovi influssi con le straordinarie visioni dell’avanguardia, sviluppando attraverso piccoli circuiti casalinghi la loro passione per l’arte contemporanea.

L’esposizione all’ultimo piano della Saatchi Gallery analizza le opere dei diversi artisti che operano a Mosca tra gli anni Sessanta e Ottanta. Considerando l’epoca e le difficoltà nelle quali gli artisti si trovano ad operare, i risultati sono sorprendenti. Nelle prime sale accanto alle delicate composizioni astratte di Vladimir Nemukhin, spiccano gli avvolgenti esempi di espressionismo astratto di Lydia Masterkova; Yuri Zlotnikov gioca con i segni elementari ricreando gouache esistenziali mentre Francisco Infante crea complessi meccanismi cinetici che interagiscono con l’ambiente naturale. L’ombra della critica sociale si allunga nei pastosi e cupi paesaggi di Oscar Rabin, dove le prospettive della periferia sono distorte e sfalsate come nei ritratti deformati di Oleg Tselkov, mentre le pentole di Mikhail Roginsky accennano una versione sovietica della Pop Art.

Sono state svolte ricerche in tutte le direzioni: si avverte un sapore di metafisica nella presenza della scomparsa degli oggetti monocromi di Vladimir Veisberg, la ricerca concettuale è rappresentata dall’opera poetica di Ilya Kabakov e dalle storie di Viktor Pivovarov raccontate tramite la fusione di testo e disegni carichi di autoironia surrealista.
Il gran finale spetta al gruppo della Sots Art, un genere nato negli anni Settanta formato da un pastiche di simboli e icone tratte dall’immaginario politico dell’Unione Sovietica e coniato per la prima volta dal duo Vitaly Komar e Alexander Melamid. Dato il suo aspetto contestatario, la Sots Art ha avuto larghi consensi. Passeggiando nelle ultime sale possono avvenire strani incontri, per esempio può capitare che una statua del compagno Lenin conversi con un uomo di Giacometti.

Per chi è interessato a proseguire il viaggio nell’arte russa contemporanea, ai piani inferiori della galleria è ospitata la mostra “Gaiety is the most outstanding feature of the Soviet Union”. L’esposizione dimostra come l’attenzione alla società sia ancora un punto cruciale per la comunità artistica di un paese dal cuore antico, ma proiettato ad alta velocità verso il futuro.

BREAKING THE ICE: MOSCOW ART, 1960-80
21 Novembre 2012 – 24 Febbraio 2013
Duke of York’s HQ, King’s Road, London
Orario:
10-18, tutti i giorni.
Informazioni:
http://www.saatchi-gallery.co.uk/