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"Balkan Bazar" di Edmond BudinaL’Albania arcaica e arretrata salvata dalle donne di ieri e di oggidi Paola Assom Nuovo arrivo nelle sale semivuote d’estate, questo secondo lavoro del sessantenne regista albanese non è forse all’altezza del bello e struggente film d’esordio, Lettere al vento, ma nel complesso è una pellicola che a tratti diverte e si lascia vedere.
Julie è una francese che, dopo il divorzio dal marito italiano, vuole disseppellire i resti del padre, un generale gaullista inumato a Roma, affinché possano essere interrati definitivamente in Francia dove anche lei farà ritorno. Ma per un inspiegabile errore la bara finisce in uno sperduto villaggio dell’Albania, al confine con la Grecia. Insieme a Orsola, la figlia diciottenne, la donna si reca colà per recuperare la salma, con l’aiuto di una coppia di bislacchi giornalisti di Tirana. I due, più attratti dalle belle straniere che dal loro lavoro, giunti nel villaggio scoprono un traffico di ossa di soldati morti. Il business è finalizzato alla costruzione di un cimitero monumentale voluto dalla Grecia per onorare i suoi caduti nella seconda guerra mondiale. La vicenda, a metà tra il grottesco e il thriller, si snoda tra equivoci, antiche faide che riesplodono, risse, superstizioni fomentate da un pope dalla vita ambigua e truffaldina e qualche piccolo colpo di scena. La matassa è sbrogliata infine da tre donne sagge che intervengono nel film come il coro nella tragedia greca o ne “La dea dell’Amore” di Woody Allen. Però in questo caso il grottesco impone che siano vecchissime, brutte e tutte vestite di nero. Insomma, come dire che solo le donne sapranno far tornare la pace e anche l’amore, visto che il quartetto, le due donne con i due giornalisti, se ne va con il pick up che funge da alcova imbandierata con i vessilli di Abania, Francia Grecia e Italia. Le quattro nazioni che corrispondono alle quattro lingue parlate nel film, come in un pirotecnico bazar linguistico, cui si aggiunge anche l’inglese. Peccato però che nel doppiaggio queste differenze si perdano quasi sempre . La cosa interessante è quello che sta dietro al film, ossia la storia vera del regista, un intellettuale oggi sessantenne, ai suoi tempi molto noto in Albania, giunto con la famiglia in Italia nel 1991 e adattatosi a fare l’operaio in una fabbrica di Bassano del Grappa. Attore e regista di teatro nel suo paese, vicedirettore dell’Accademia d’arte drammatica di Tirana, ha girato nel 2001 il su primo lungometraggio, Lettere al vento, ambientato in gran parte a Torino. Titolo originale: Balkan Bazaar Nazione: Italia, Albania Anno: 2010 Genere: Commedia Durata: 91’ Regia: Edmond Budina Sito ufficiale: Cast: Luca Lionello, Catherine Wilkening, Laertis Vasiliou, Visar Vishka, Edmond Budina, Veronica Gentili, Karafil Shena, Erand Sojli Produzione: Distribuzione: Mediaplex Italia Data di uscita: 15 Luglio 2011 (cinema)
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