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"Beauty""Beauty"Festival Internazionale di Danza Contemporanea a Veneziadi Giacomo Botteri “ Beauty”, la bellezza è il tema di quest’anno del festival della danza contemporanea della Biennale di Venezia. Giunto ormai alla sesta edizione il Festival si svolge dal 14 giugno al 29 negli abituali spazi dell’Arsenale e al Teatro Malibran di Venezia.
Ta kalà, t’agazà, dicevano gli antichi, ciò che è bello è anche buono: persasi o affievolitasi alquanto la ricerca della bontà, declassata l’etica a originale scelta opzionale da cui politica e affari possono spesso prescindere, è rimasto a dominare la scena il culto del bello. Ossessionati dal mito della bellezza che si vorrebbe intramontabile, giovani ed anziani ne sono vittime in una lotta contro il tempo e imperfezioni per lo più perduta. Tutti la cercano, quasi fosse un toccasana magico. Mai come in questo scorcio di anno, è stata così al centro dell’interesse. Ne aveva fatto un saggio Umberto Eco inseguendola nei suoi vari aspetti attraverso i secoli, la ritroviamo nel titolo e nei dibattiti dell’ultima fiera del libro di Torino, la sublima la danza in questa sesta edizione del festival veneziano. Il corpo fisico visto come oggetto del desiderio, bellezza offerta nelle sue gradazioni coreografiche dal classico tradizionale di Susan Linke ( Schritte Verfolgen II “ all’avanguardia pop di Stephen Petronio con il trittico “ Beauty and the Brut” “Bloom” e “ This is the story of a girl in a world” al dinamismo elettrico di Frederic Flamand in “Métamorphoses”. Dice Ismael Ivo, anche quest’anno direttore artistico della Biennale danza “La bellezza, si sa, è negli occhi di chi guarda, ma non c’è più tempo per farlo oggi, perché gli occhi sono rivolti al computer: stiamo diventando androidi. Come corpo sociale,invece, siamo entrati nel secolo della paura della bellezza perché sfuggiamo ad una comunicazione autentica che ci coinvolge e fa toccare gli altri nella loro diversità. Fermiamoci e riscopriamo come guardare. Pensiamo al corpo non più solo come valore estetico, ma come percorso emozionale. La danza è una possibilità per ritrovare il senso perduto della bellezza”. Questa indagine sul corpo, avviata quattro anni fa al suo primo mandato, Ivo la sviluppa con un programma quanto mai vario e ricco: dà l’avvio “Metamorphoses “ di Frederic Flamand con i danzatori del balletto di Marsiglia, e “ Square Map of Q4”di Rafael Bonachela. Si continua fra l’altro, con “ Larmes blanches”e “ Eldorado” del britannico Wayne Mc Gregor per non citare che alcune delle ricche proposte. Affascinante la danza en ralenti “dei ballerini dell’American ballet theatre, 43 danzatori impiegati da David Michalek per la sua installazione chiamata “Slow dancing” tre giganteschi schermi sistemati alle Corderie dell’arsenale per sottolineare come la bellezza sia anche lentezza. Corpi che si muovono lentissimamente permettendo di cogliere ogni minima variazione di posizione configurando ritratti in progress, in via di formazione grazie all’abilità estrema degli interpreti e l’aiuto di tecnologie all’avanguardia nell’alta definizione. L’ottimistico auspicio di Dostoievski secondo cui “ la bellezza ci salverà” trova in questo festival, dinamico, entusiasta, ipnotico nella sua girandola di proposte, un convinto sostenitore.
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