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Karlovy Vary International Film Festival - Concorso "Bedouin" di Igor’ VoloshinIl mondo al contrariodi Massimo Tria Ex-Unione Sovietica, fra Russia e Ucraina, fra Pietroburgo e Kiev, si muove disperatamente Rita, la madre di Nastja una bella ragazza ammalata di leucemia. Ovviamente servono soldi a palete. Ovviamente non e’ facile procurarseli con i metodi tradizionali.
L’ucraino di nascita Igor’ Voloshin ha alle spalle studi teatrali e cinematografici tradizionali (compreso il rinomato VGIK moscovita) e dopo alcuni cortometraggi di un certo successo e documentari di non minore coraggio (un nome su tutti: La troia, premiato ad Amsterdam nel 2001) ha esordito nel lungometraggio di fiction nel 2008 con Nirvana. Era la storia di una piccola comunita’ di giovani anticonformisti nella Pietroburgo di inizio XXI secolo, che univa uno stile punk e a tratti dark con una vicenda sopra le righe di droga, dipendenza psichica e ricerca del paradiso artificiale in terra. Non male, in realta’, ma ancora piu’ maturo e sconvolgente era il successivo Ja (Io sono), che flirtava con classici come Qualcuno volo’ sul nido del cuculo o le prose controverse dell’ancor piu’ controverso Eduard Limonov. Tanto piu’ dunque stupisce lo stile diversissimo di questo suo quarto lungometraggio, con il quale il buon Igor’ tenta con successo la via del dramma sociale contemporaneo, senza cadere in banalita’ televisive e riuscendo a dare carne e sangue sullo schermo cinematografico ad una vicenda che rischiava di tramutarsi in un polpettone degno di “Chi l’ha visto”. In effetti gli ingredienti del pasticcio strappalacrime ci sarebbero tutti: una ragazza malata, una madre costretta ai salti mortali fisici ed etici per procurarle i soldi del trapianto e ovviamente una bella spruzzata di sottobosco delinquenziale post-comunista. Ma Voloshin non si adagia sul gia’ visto e pur ammassando al limite della sopportabilita’ e della verosimiglianza le sventure della protagonista, lo fa con la giusta rabbia registica che non si adagia mai sul puro racconto, con soluzioni di sceneggiatura non scontate e con uno stile visivo a tratti fiabesco (per quanto piuttosto da fiaba nera di vampiri). Non cercando le soluzioni facili e tanto meno l’happy ending, questo Beduino si trasforma pian piano (come da titolo) in un percorso esistenziale parallelo, un pellegrinaggio alla ricerca della salvezza che porta sempre piu’ lontano dal brulichio della societa’ “civilizzata”: non ci si puo’ fidare dei propri simili, non si puo’ fare affidamento sulla medicina e sulle regole del mondo occidentale. Solo in un deserto interiore di equilibrato e maturo pessimismo Rita puo’ trovare la pace interiore. Se dovessimo suggerire un titolo alternativo proporremo “Il mondo al contrario”: e’ questo, insieme al nomadismo mentale e geografico delle sfortunate protagoniste, l’altro asse ideale sul quale si impernia qui la lotta per la sopravvivenza. Ben piu’ che la povera adolescente Nastja e’ il mondo “normale” ad essere malato: le medicine costano un occhio della testa, i dottori sbagliano le diagnosi o prendono mazzette sottobanco, chi ci promette soluzioni miracolose o facili all’ultimo momento ci lascera’ di sicuro con le brache calate. Il mondo va tutto al contrario, e l’unico modo per raddrizzarlo e’ forse camminare gambe all’aria, avere un atteggiamento “upside-down”, smettendo di credere alla logica tradizionale. Qual e’ dunque la soluzione per la leucemia? In questa nuova prospettiva capovolta la chemio e le valanghe di dollari da accumulare per un ipotetico trapianto rappresentano solo ulteriori rotelle dell’ingranaggio che ci inganna e ci stritola. Va bene invece il latte di cammello dei beduini...Il finale dunque si illumina anche visivamente rispetto alla Pietroburgo fredda e livida della prima parte, e dopo sparatorie, violenze e angherie psichiche e’ proprio verso il deserto, verso il vuoto ed un’ipotetica tabula rasa anti-moderna che si dirigono Rita e Nastja. L’ultima spiaggia non deve necessariamente proporre soluzioni concrete, in quanto non si cerca piu’ la salvezza dalla catastrofe, ma una maniera per conviverci. Il mondo e’ messo al contrario, e (aggiunge cinicamente l’autore) nella Russia contemporanea oltre a cio’ e pure storto e marcio. Non si puo’ raddrizzarlo ne’ guarirlo, perche’ il sangue che vi scorre e’ sangue di vampiri, ma se e’ vero che due negazioni affermano e...due storture raddrizzano, allora ci salveremo imparando a camminare sulle mani. Colour, 35 mm Russia, 2011, 90 min IP – International premiere Section: Official Selection - Competition Director: Igor Voloshin Screenplay: Igor Voloshin Dir. of Photography: Alexey Rodionov Music: Gingger Shankar Editor: Tatyana Kuzmicheva Producer: Alexander Orlov, Igor Voloshin Production: Bulldozerfilms Contact: Bulldozerfilms Cast: Olga Simonova, Mikhail Yevlanov, Serafima Migay
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