Beniamino Placido premiato al Maratea Film Festival

Un riconoscimento per il critico e saggista Lucano

E’ di certo una idea encomiabile quella di ricordare e conferire un premio al critico e saggista Beniamino Placido, lucano (di Rionero) ma da diversi decenni ormai romano per lavoro e (si può dire) per vocazione. La sua intensa attività è stata riconosciuta al Maratea Film Festival, fra i lucani illustri.
“Quello che chiamiamo pensiero primitivo continua ad agire nelle società tecnologicamente avanzate. Le nostre decisioni, come pure alcune situazioni che viviamo, non si basano solo sulla convenienza e il calcolo…”

Inizia così un suo inedito saggio, pubblicato nell’inserto culturale del quotidiano nazionale, Repubblica, con il quale lo scrittore rionerese ha avuto una pluridecennale collaborazione in qualità di critico di cinema e di televisione, ma anche letterario. Il saggista spiega (alla sua maniera) concetti come poesia, pensiero primitivo, magia, spaziando fra letteratura, sociologia e psicologia. Diverse sono le pubblicazioni come “Eppur si muove” scritto a quattro mani con Indro Montanelli (Rizzoli 1995), “La televisione col cagnolino” (Il Mulino 1993), “La riscoperta dell’America” (Laterza 1994) che è una discussione a più voci fra Placido, Umberto Eco e Gian Paolo Ceserani. Saggi di assoluta valenza come anche “Le due schiavitù per un’analisi dell’immaginazione americana” (Einaudi 1975) e “Tre divertimenti. Variazioni sul tema dei Promessi sposi, di Pinocchio e di Orazio” (Il Mulino 1990), hanno fato dello scrittore rionerese un punto di riferimento imprescindibile nelle analisi e nelle comparazioni delle società occidentali, in particolare con quella americana.

Placido è nato a Rionero nel 1929 e, prima di collaborare con il quotidiano romano, è stato funzionario della Camera dei deputati, e quindi giornalista e conduttore televisivo. Memorabile rimane quel suo “Quindicitrentacinque” dei primi anni ’80, vere lezioni di critica cinematografica spiegate come meglio non si potrebbe.
Non compare in televisione da tanto tempo (per scelta e per ragioni di salute), eppure in diversi programmi su costume, storia e società, non si perde occasione di citarlo, di riprendere quelle sue memorabili battute, con quella sua maniera così originale e leggera di raccontare (nel suo inguaribile accento lucano) eventi culturali e sociali.

Di recente, in occasione del suo settantasettesimo compleanno, gli amici di sempre come poeti, scrittori, giornalisti (fra cui Tullio Kezic, Massimo Cacciari, Tullio Pericoli, Giovanni Russo) gli hanno fatto un regalo davvero originale: hanno pubblicato un libro scritto a più mani, dal titolo “Caro Beniamino. Scritti per una festa di compleanno” (Edizioni della Cometa. Pagg.148, euro 15), nel quale si riportano aneddoti, curiosità e testimonianze che lo hanno reso famoso negli ambienti culturali non soltanto romani.