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Concorso Berlinale 2012: "A Moi Seule" di Frideric VideauLibertà ritrovatadi Massimiliano Ferone Preciso e intenso racconto del ritorno a casa di un’adolescente sequestrata quando era bambina e incapace di adattarsi alla vita.
Tra sindrome di Stoccolma e crudezza della messinscena, Videau dipinge il ritratto di due solitudini, quella del sequestratore e della sequestrata, senza scendere nella crudezza espesperata di un film simile visto a Cannes, l’orrido Michael. A moi seule è un film di volti e di personaggi, con due attori magnifici che spesso racchiudono in primi piani di grandi intensità il mistero dei loro sentimenti, lui le ragioni per un gesto clamoroso e non spiegato, lei lo smarrimento per una condizione esistenziale azzerata. Il film non è perfetto e forse manca dell’ambizione necessaria per essere davvero grande: ma il sentimento di libertà che celebra ci è sembrato interpretare in forma metaforica un desiderio di rinnovamento che va oltre il proprio racconto. Non è un caso che A moi seule si concluda con le parole della protagonista che, finalmente libera di viaggiare dove vuole e senza più legami, dice a se stessa: "Nuova, completamente nuova, ora vivro così". Vale per lei, e pure per quel mondo che il cinema ogni tanto cerca ancora di raccontare. Titolo originale: A moi seule Nazione: Francia Anno: 2011 Genere: Drammatico Durata: 91’ Regia: Frédéric Videau Sito ufficiale: Cast: Agathe Bonitzer, Reda Kateb, Hélène Fillières, Noémie Lvovsky, Jacques Bonnaffé, Grégory Gadebois, Marie Payen Produzione: Les Films Hatari Distribuzione: Data di uscita: Berlino 2012
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