Biennale Danza 2015: La dignità del gesto

Presentata a Ca' Giustinian l'edizione di quest'anno

Con un gesto quasi rivoluzionario nel 2013 la Biennale veneziana ha messo fra le sue priorità la formazione dei giovani danzatori per evitare che si continuasse nella valorizzazione di artisti già affermati anziché ricercare e valorizzare giovani talenti.

La partecipazione attiva ad un evento della rassegna veneziana è da sempre un imprinting capace di collocare l’artista nell’empireo facendolo conoscere ed apprezzare ad una vastissima platea, non ci si può quindi adagiare sugli allori conquistati, ma occorre rinnovarsi reinventarsi per mantenere il primato sempre più minacciato da concorrenti prestigiosi. Il presidente Paolo Baratta ha affidato a Virgilio Sieni la direzione di questo settore.

Venezia è di per sé un palcoscenico naturale e nella luce di un giugno sereno, il direttore ha voluto coinvolgere l’intera città, occupando i grandi spazi dell’Arsenale ove è stata aperta per la prima volta il complesso cinquecentesco della Sala d’Armi restaurata e luogo ideale per gli scenografi e i registi. Come già avvenuto nelle precedenti edizioni i giovani artisti selezionati fra un gran numero di concorrenti, animeranno gli undici laboratori passando dal training nella danza contemporanea alla elaborazione di una coreografia che sarà poi presentata al pubblico. Apre lo spettacolo Gravities di Laurent Chetouane già noto al pubblico della Biennale in parte perplesso da questo nuovo modo di danzare che prevede lunghe pause timidi passi, scarsi volteggi, danza quindi ben caratterizzata e nuova rispetto ai vari Laghi dei Cigni e Cenerentole.

Più esercizi di ginnastica artistica che volteggi e piroette sulle punte di scarpette luccicanti di raso. Gravities di Laurent Chetouane, Excerpts of low pieces e Title in progress che, come dice il titolo non prevede un inizio e un finale, ma un’opera da completarsi grazie all’intervento degli spettatori che possono interagire intervenendo in ogni momento e andandosene quando lo decidono loro e non come di solito si fa quando cala il sipario, visto che un sipario neppure esiste in questa performance. Sono presentati 11 lavori inediti e tre coreografie per piccoli danzatori dai 10 ai 15 anni. Non si capisce perché si sia deciso di ripresentare il Vangelo secondo Matteo dal momento che i sette quadri di cui è composto erano già presenti nella precedente edizione. Per tradizione in ogni ramo della Biennale le opere esposte dovrebbero aver il carattere della novità assoluta. Si tratta forse di un atto di umiltà degli organizzatori convinti che nulla di assoluto esiste in questo mondo, ma è tutto relativo e cangiante.

Nel presentare la Biennale Danza, il Presidente Paolo Baratta, insiste nel sottolineare che il corpo umano danzante rinnova l’anima della città nell’ atto di appropriazione dello spazio attraverso l’arte del movimento, arricchendolo di un nuovo linguaggio conviviale. Per avvalorare questa nuova linfa ispirativa e colloquiale il Direttore Virgilio Sieni è doveroso porgere l’attenzione nello sviluppo di tecniche nuove ,le sole che creano frammenti impercettibili di variazioni. Da qui si sfocia nella “rinascenza”: un variegato composto di energie che conduce all’equilibrio magico delle posture, in una armoniosa fonemologia del linguaggio corporale; linguaggio che è trasmissione di messaggi tra un corpo all’altro, coinvolgendo anche e soprattutto lo spettatore Per questi nuovi messaggi è sintomatico il loro effettuarsi nell’agorà, intesa come un modo diverso di stare nei campi: trovare la maniera di camminare, di starci in strutture adatte, in una gioiosa e spontanea, ma meditata, creatività.