“Birdman o (l’Imprevedibile Virtù dell’Ignoranza)” di Alejandro Gonzalez Iñárritu

Icaro a Broadway

Concorso – Film d’Apertura
Riggan Thomas (Michael Keaton) è una celebrità. La sua fama mondiale è dovuta esclusivamente all’aver interpretato il ruolo del pennuto supereroe in Birdman (e successivi capitoli). Blockbuster milionari, ovviamente disprezzati dalla critica. Alla soglia dei cinquanta però, per l’uomo e l’attore è tempo di bilanci. Forse non è il conto in banca a garantire gloria imperitura; è l’arte ad essere tramandata ai posteri. Quale luogo migliore di Broadway allora, il tempio newyorchese del teatro, per giocare la partita finale con la propria coscienza? Sarà l’adattamento di un testo di Raymon Carver a segnare la sorte di Riggan Thomas.

E’ una lotta dura, improba, faticosa e snervante quella per la verità. Sul palco, come nella vita. Difficile da raggiungere, la via della conoscenza è lastricata di delusioni e sofferenze. Ma tant’è: dalla notte dei tempi l’uomo non può farne a meno. O forse si? Non si vivrebbe meglio senza alzare lo sguardo dal proprio naso, o senza indagare troppo a fondo nei pericolosi recessi del proprio Io? Già, le virtù dell’ignoranza, come suggerisce il titolo del film. Paradosso filosofico e ossimoro concettuale, l’arte della superficialità va esercitata anch’essa con perizia. E maneggiata con cura.

Riggan Thomas ne sa qualcosa. Ha tutto: fama, soldi, benessere. Sembra essere al top nella moderna piramide rovesciata dei valori. Eppure non si sente adeguato. Il complesso di inferiorità verso gli Attori (quelli di teatro, quelli che rischiano tutto su un palco) è troppo forte. Presa di coscienza? Sterminata vanagloria? Chissà, ma quando il contrasto interiore esplode e il supereroe piumato infesta l’anima dell’essere umano, così debole e insicuro, il botto è assicurato.

In tutto questo – e molto altro – ci coinvolge Birdman, l’ottimo film di Alejandro Gonzalez Iñárritu che ha aperto la 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un compatto, teso e sincopato viaggio metateatrale costruito per lunghi piani sequenza e dialoghi incalzanti, sostenuti da una meravigliosa colonna sonora a ritmo di jazz convulso e ipnotico. Birdman ignora i generi e, come il suo protagonista (Michael Keaton, bentornato), vive di contaminazioni iperrealistiche e surreali, tra il backstage di un goffo tentativo di adattamento dei racconti carveriani Di Cosa parliamo quando parliamo d’amore e le strepitose performance di un cast tanto assurdo quanto affiatato, nel teatro cinematografico come nel film.

L’intensità della messa in scena non può lasciare indifferenti, e l’impetuosa delicatezza dello sguardo del regista messicano – così come l’amore che trasuda verso i suoi personaggi, vittime e carnefici di loro stessi – potrà persino fargli perdonare alcune inutili lungaggini nel finale. Birdman però vola alto, scommette sui meccanismi quasi perfetti di un copione tonico e originale; sfida lo spettatore mescolando realtà e sogno, entrambi portati agli estremi. Forse le virtù dell’ignoranza sono un po’ più distanti adesso, i limiti della conoscenza più visibili o forse Birdman, Icaro moderno, dovrà vedersela ancora una volta con l’onniscente luce della Verità.

Titolo originale: Birdman
Nazione: U.S.A.
Anno: 2014
Genere: Commedia
Durata: 119′
Regia: Alejandro González Iñárritu

Cast: Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts, Merritt Wever, Natalie Gold, Joel Garland, Clark Middleton
Produzione: M. Productions, Worldview Entertainment
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: Venezia 2014 – In Concorso