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"Buongiorno Los Angeles" di James FreyVivere e morire a L.A.di Giacomo Sebastiano Pistolato
Un grande romanzo di un grande, contemporaneo, narratore americano.
Potente, appassionante, ambizioso. Crudo, tenero. Frammentato ma omogeneo, discontinuo ma unitario. Dichiaratamente inattendibile. Eppure realistico. Volutamente provocatorio. Eppure simpatetico. Bright Shiny Morning (Buongiorno Los Angeles in Italia; edito da Tea) è un romanzo ambivalente, dai due - o mille - volti. James Frey, già autore dell’amato/odiato In un milione di piccoli pezzi - divenuto caso letterario prima per i suoi 5 milioni di copie vendute, poi per lo schiaffo pubblico dell’anchorwoman Ophra Winfrey che accusò lo scrittore di aver mentito su molte delle vicende autobiografiche (alcol e droga) raccontate nel libro -, realizza un’opera matura e intensa, dal sapore universale. Nessuna città è come Los Angeles, eppure la città degli angeli è un po’ tutte le città. Dalla corsa al West ai primi insediamenti urbani dalle inevitabili e inconfondibili contaminazioni messicane, dal crogiolo di entnie che ne hanno composto i diversi quartieri alla megalopoli odierna, emblema dello spettacolo, simbolo e chimera del sogno americano; da terra delle opportunità a sconfinata landa di disillusi, di mediocri, di emarginati, di condannati alla povertà, alla vita di strada, a vivere e morire in una banda, in un casonetto, sulla spiaggia, in un’auto. L.A., Eden di attori, scrittori, cantanti, registi. Utopia di uomini senza talento, croce e delizia di individui troppo ingenui o troppo scaltri, fortunati o sfortunati, molti in cerca dei loro 15 minuti di notorietà, altri - tanti - pronti a lottare per avere una chance di sopravvivere. Frey racconta tutto questo e molto altro in un romanzo che assume presto i contorni e la forza di un’epopea, la lucidità di uno sguardo complesso e curioso e la fallibilità di un animo sensibile. Piccole-grandi storie si intrecciano e si completano alternandosi nelle pagine del libro e nella vita dei personaggi, come istantanee di un giorno, una settima, un mese, un anno vissuti a Los Angeles. Shortcuts di storie comuni dal sentore altmaniano, mosaici umani ispirati a Carver e Dos Passos, convergenze emotive alla Paul Thomas Anderson. Tra giovani in fuga in cerca di una vita migliore, inservienti messicane intelligenti ma maltrattate dalla propria datrice di lavoro, divi del cinema impegnati a nascondere la propria identità sessuale, barboni dediti allo Chaplis pronti a sacrificarsi per gli amici, James Frey compone un quadro sfaccettato aggiungendo notazioni storiche sulla nascita e lo sviluppo della città, lunghe enumerazioni di nomi, luoghi, caratteri, esperienze e perfino una lista di - chissà quanto - fittizi fun facts su L.A. Frey non teme confronti e non ha paura di lanciarsi in un’opera ricca ed emozionante, vasta e imponente. E fa bene, perchè il bersaglio è centrato e almeno un po’ di quello che fu El Pueblo de Nuestra Senora la Reina de Los Angeles, alla fine, è entrato in tutti noi. James Frey, Buongiorno Los Angeles, Narrativa generale, pp. 560, Euro 16,60.
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