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"C.S.I.: Scena del crimine" – settima stagioneAlla prova di cambi di guardia e di killer minuziosidi Emanuele Rauco I telefili più lungimiranti e fortunati stanno già gustandosi, in contemporanea con gli Stati Uniti, l’ottava stagione su FoxCrime; quelli meno attrezzati avranno anche perso l’anteprima sul digitale terrestre.
Non resta che Italia Uno, dove è di scena la settima stagione, di altissimo livello, sia per temi, toni e novità narrative.
Si comincia da dove si era finito, con la relazione tra Grissom e Sara che è finalmente sfociata nel fisico, ma è divenuta ancora più difficile nei contenuti emotivi, qualche tensione nel gruppo e stanchezza tra i membri, e un serial killer che mette sotto scacco la squadra riproducendo in fedelissime miniature le scene dei suoi delitti. Con una piccola parentesi, dovuta all’abbandono temporaneo di Gil Grissom, sostituito da Michael Keppler. Piccoli e grandi rimaneggiamenti per ravvivare una serie che, avvicinandosi la quota delle duecento puntate, deve evitare il rischio ripetizione, il rischio del già visto e soprattutto quello della serializzazione – detto anche effetto soap opera – che porta la serie a concentrarsi esclusivamente sul vissuto dei personaggi, tralasciando gli elementi peculiari del prodotto: la sesta stagione aveva dato questa lieve impressione, non brillando sempre per originalità di racconto e per tenuta narrativa, qua e la’ aveva sbandato per seguire i movimenti di Catherine e Warrick o i postumi del seppellimento di Nick. Invece questa stagione è partita subito tosta, puntando su una ritrovata verve delle storie, a differenza dei suoi spin-off, che sembrano perdere colpi, galleggiando nell’inverosimiglianza (Horatio Caine che a Miami affronta da solo uragani e bande criminali, o Mac Taylor che a New York sfida le leggi della chimica e fisica inventandosi improbabili modi di scovare tracce e indizi, come le voci incise sulla terracotta), sulla gran forma degli interpreti, e su un paio di trovate particolarmente interessanti: la prima è il temporaneo abbandono di Grissom (invitato a tenere un seminario e bisognoso di una pausa, dati i frequenti incubi), espediente della produzione per testare il pubblico viste le frequenti voci di abbandono di William Petersen, sostituito da Liev Schreiber, buon attore di cinema – anche regista del bel Ogni cosa è illuminata – che costruisce un curioso personaggio di poliziotto tutto d’un pezzo e ombroso. La seconda, e la più interessante dal lato narrativo, è la caccia al killer delle miniature che fa da leitmotiv all’intera stagione: oltre a essere la prima importante storyline orizzontale della serie (che finora si era limitata a qualche assassino ricorrente in 2-3 episodi), costituisce anche una sorta di specchietto teorico del prodotto, una riflessione su come la minuzia, lo zelo, la perizia portata alle estreme conseguenze sia segnale di un certo disagio mentale: autoironia verso i propri personaggi, di sicuro, e una lieve suggestione metalinguistica, come a credere il killer un demiurgo delle storie raccontate. Oltre a essere molto divertente vedere Grissom e soci indagare le scene in miniatura come fossero veri teatri di un delitto. Molti semi gettati a crescere e una bella componente di macabro realismo sono tornati a farsi vivi nella serie, che peraltro mantiene altissimo il suo livello tecnico e visivo, e la sua maniacale (per davvero) cura nella messinscena, come dimostra l’incipit della stagione, ambientato al Cirque du Soleil. Sperando che il killer non miniaturizzi anche la bellezza della serie. TITOLO ORIGINALE: C.S.I. – Crime Scene Investigation PRIMA TV USA: 21 settembre 2006 PRIMA TV ITALIA: 22 marzo 2007, Italia Uno PRODUTTORE ESECUTIVO: Jerry Bruckheimer CAST: William Petersen, Marg Helgenberger, Gary Dourdan, George Eads, Jorja Fox, Eric Szmanda, Robert David Hall, Paul Guilfoyle
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