“CAPPIDAZZU PAGA TUTTU”

Caotica sicilianità pirandelliana

Nell’ambito del TindariFest’09 in programma al Teatro Greco di Tindari (ME), Pippo Pattavina ha portato in scena l’amara commedia in dialetto siculo.

Durante la sua giovinezza Don Zulo (Pippo Pattavina) ha lavorato in America Latina, lontano dalla natia Sicilia.
Nel Nuovo Mondo ha lasciato un parente di nome Paolino il quale si accinge però a fare ritorno in patria desideroso di trovare moglie e di costruirsi una famiglia nella propria terra d’origine. A causa della ricchezza accumulata in America, Paolino è molto ricercato fra le donne della propria famiglia, tra smaniose di accaparrarsi un buon partito come quello rappresentato dal fortunato emigrante.
Durante le giornate che precedono il ritorno di Paolino, la casa di Don Zulo è invasa da numerosi famigliari, tutti smaniosi di accaparrarsi un buon partito e ciascuno determinato a far prevalere la propria “candidata” per il futuro matrimonio.
Con il passare delle ore il clima diviene sempre più carico di tensione e anche il padrone di casa fatica a trattenere l’impeto irrefrenabile dei suoi ospiti.
Il secondo tempo, più pacato e riflessivo, è in totale antitesi rispetto alla trascinante prima frazione, caratterizzata dall’abbondanza di situazioni comiche molto divertenti.
Dopo l’intervallo le dilaganti gag comiche lasciano spazio ad un imprevedibile colpo di scena che altera la prospettiva dell’opera, non più concentrata sul personaggio di Paolino ma su un’analisi critica ed introspettiva di ognuno dei componenti della famiglia.

Il matrimonio, l’onore, la famiglia: i valori cardine della tradizione culturale siciliana sono indubbiamente i protagonisti complementari della moltitudine chiassosa ed irriverente dei personaggi della commedia.
In Cappidazzu paga tuttu questi tre principi essenziali della sicilianità vengono ripetutamente accantonati sacrificati in favore del danaro e del prestigio; il tradimento e le lotte intestine fra parenti diventano così lecite all’interno di un quadro degradante e finalizzato solo al raggiungimento di un mero beneficio economico.

Mentre la travolgente comicità di Pippo Pattavina esalta la vivace parte iniziale della commedia, nel brillante finale dall’amaro retrogusto pirandelliano affiora una pungente critica ai comportamenti dei personaggi, rei di essersi doppiamente disinteressati delle ragioni del protagonista.
Durante un farsesco e ridondante siparietto, Don Zulo impersona gli altri personaggi sbeffeggiandone i comportamenti: ognuno di essi appare simile ad una buffa marionetta i cui movimenti sono manovrati dalla sola finalità di approfittarsi di una situazione favorevole, l’arrivo del tanto sospirato Paolino.
Nonostante la diversità strutturale e contenutistica tra i due tempi dello spettacolo, nel complesso la rappresentazione non risente di tale cambiamento: l’impeccabile bravura degli attori conferisce una sobria unitarietà alle vicende, evitando di far prevalere la comicità sugli spunti riflessivi offerti dall’opera.

Capidazzu paga tuttu
di Nino Martoglio e Luigi Pirandello
Regia di Alvaro Piccardi.
Scene e costumi di Lorenzo Ghiglia. Musiche di Antonio Di Pofi.
Luci di Franco Buzzanca.
Movimenti coreografici di Donatella Capraro.
Con Pippo Pattavina, Anna Malvica, Guia Ielo, Simona Frenna, Marco Foti, Piero Guarnera, Salvo Perdichizzi, Fulvio D’Angelo, Marcello Perracchio, Vittorio Di Paola, Maria Barbagallo.
Prod. Teatro Stabile di Catania