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"CARICHI SOSPESI – UNDICI DEL MATTINO"Mamet a Padovadi Carola Minincleri Perversioni Sessuali a Chicago è il testo che ha definitivamente lanciato la carriera di David Mamet. Scritto nel 1974, è considerato oggi uno dei classici del Teatro Contemporaneo.
Il banco di un bar. Una casa vista dall’esterno, attraverso le pareti vetrate. Un ufficio a cielo aperto. Un letto. Una scena spoglia, quella creata da Paolo Bandiera per il regista Marco Caldiron. Un racconto per immagini innestato in atmosfere desolanti. Uno spettacolo che costituisce una ricerca artistica interessante, onesta e intrigante, anche se con un risultato non del tutto efficace, complice un marcato dislivello tecnico tra gli attori, un volume audio troppo basso per uno spettacolo all’aperto - nella suggestiva cornice del Bastione Santa Croce a Padova - e tempi scenici forse eccessivamente dilatati, nonostante fosse certo funzionale agli intenti perseguiti: la luce di Edward Hopper ispira la regia di Caldiron, che inserisce Perversioni sessuali a Chicago di David Mamet in un’aria sospesa, regalando attimi di poesia e di bellezza - anche grazie ai costumi di Anna Cavaliere - di contrasto a un testo dissacrante, ironico e tagliente, incentrato sulla svuotata relazione tra uomini e donne. Uomini e donne che si incontrano e difficilmente comunicano, personaggi complessati che reagiscono alla propria solitudine con atteggiamenti di difesa, superficiali, oppure con aggressività, e con tentativi inutili di convivenza. È l’America di Hopper. L’America degli anni Settanta, ma che ricorda facilmente l’oggi di tanti altri territori occidentali. Difficili da comprendere per lo spettatore le presenze femminili silenziose che attraversano la scena, donne-segretarie mute, poco convinte del loro capo maschilista e superficiale, un personaggio però assai divertente e che solleva il ritmo dello spettacolo e degli altri attori (Stefano Skalkotos ). Un finale che risolleva da momenti meno convincenti, con le luci di Alessandro Khabbaze (particolarmente apprezzabili dall’inizio alla fine dello spettacolo) che fanno giorno in platea, e ci proiettano sulla spiaggia, teatro di altri discorsi faceti.
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