“CASSANDRA E MEDEA”DI Christa Wolf

Due donne greche

Dopo Antigone, la sposa morta vergine, andata in scena lo scorso febbraio, riecco Cassandra e Medea nelle riletture di Farneto teatro che mescolano ai testi tragici l’indagine poetica nel mito fatta da Christa Wolf.

Entrambe sono donne mostruose: la profetessa di sventura e la madre che uccide i propri figli. Da una parte colei che è diventata sinonimo di malaugurio nel linguaggio corrente, dall’altra parte la strega infanticida, fratricida, omicida che surclassa qualunque altro mito di donna selvaggia e crudele che riposi nell’immaginario occidentale. Due miti femminili al contrario, che pagano caramente la loro natura antisociale: Cassandra con la condanna a non essere mai compresa e la pazzia, Medea con l’esilio, e l’infelicità. Due miti che per tutti hanno dei presunti padri putativi: Omero, Eschilo, Euripide. Dei greci, per l’appunto. Che hanno scritto storie di donne vinte, di cui siamo abituati a conoscere la versione del vincitore.
Christa Wolf ha rovesciato tutto ciò, nel suo lavoro quindicennale sul mito greco che va da Kassandra (1983) a Medea (1996). Partendo dall’assunto innegabile che il mondo greco e la cultura patriarcale che esso rappresentava hanno riscritto tutti i miti preesistenti a proprio vantaggio, la scrittrice tedesca è andata alla ricerca delle sorgenti antiche di quei miti riscrivendoli dalla parte di uno sguardo diverso, che tiene in considerazione le ragioni del matriarcato.
Si tratta di due grandi romanzi: non opere di speculazione antropologica quindi, ma sogni di un mondo diverso carico di domande. Chi erano Cassandra e Medea prima che un greco parlasse di loro? La risposta è in quella parte antica dei due miti che riposa in ogni donna ancora oggi, una voce flebile cui la scrittrice presta la propria penna. Così Cassandra è diventata la storia della dolorosa scelta di dire la verità quando anche il tuo corpo, per non soffrire, ti chiede di non farlo. E quella di Medea è divenuta la storia della crescente estraneità alla propria città. Il mito è stato radicalmente rovesciato: ecco la straniera né fratricida, né omicida, né infanticida, ma capro espiatorio delle tensioni sociali, vittima sacrificale come sempre capita agli immigrati, ai deboli, alle donne. Il viaggio nel mito femminile della più grande scrittrice tedesca del novecento termina (dopo la caduta del muro) con una donna che tra matriarcato e patriarcato – entrambi insostenibilmente basati sulla violenza – tra oriente ed occidente – in fondo poco dissimili come casa della donna – non sa più dove andare e quale sia la sua patria. Ma gira ancora per il mondo alla ricerca di qualcuno che possa dare risposta alle sue domande.

Farneto Teatro ha dedicato una parte consistente della sua attività – dal 1992 al 2007, dalla guerra del Golfo alla guerra in Iraq – ad accompagnare sulla scena la grande umanità ed intelligenza del progetto sullo sguardo femminile di Christa Wolf. Ne sono scaturiti tre spettacoli: uno di avvicinamento “Verso Cassandra” (1992), e poi “Cassandra” (2006) e “Medea” (2007).

Dal 6 al 18 maggio 2008 ore 21.00
Farneto Teatro/Teatro del Buratto
MEDEA
di Christa Wolf
traduzione Anita Raja
drammaturgia e regia Maurizio Schmidt
con Elisabetta Vergani
e con Giorgia Coco, Martina De Santis, Angelo Di Genio,
Antonio Peligra, Alessandro Tedeschi
percussioni Danila Massimi

11 e 18 maggio ore 16.30
Farneto Teatro/Teatro del Buratto
CASSANDRA
di Christa Wolf
traduzione Anita Raja
drammaturgia e regia Maurizio Schmidt
con Elisabetta Vergani
percussioni Danila Massimi

INFO:
Teatro Verdi – Via Pastrengo 16, Milano
spettacoli: ore 21.00 – domenica: ore 16.30 (Cassandra) e ore 21.00 (Medea) -(lunedì riposo)
biglietti € 15.00 (interi) – € 10.00/7,50 (ridotti)
[info@teatrodelburatto.it->info@teatrodelburatto.it ] – 02 6880038 – 02 27002476