“CASSANDRA MEDEA ANTIGONE”

Progetto donne e mito

Cassandra Medea Antigone: il progetto dedicato da Farneto Teatro alle donne nel mito ha ormai un proprio itinerario.
Tre figlie di re accomunate dal destino tragico, tre donne che nel momento in cui il tempo a propria disposizione finisce riattraversano la propria vita cogliendone il senso. Tre anamnesi che giungono alla medesima conclusione: il mondo occidentale è costruito sulla violenza e l’esclusione della donna cui resta solo il gesto del rifiuto.
Tre città greche fanno da sfondo al destino di queste donne divenute mito: Micene la violenta, Corinto la colta, Tebe la maledetta. Tre città cui gli ateniesi, inventori del teatro, attribuivano tutti i malesseri che ritenevano superati per sempre dalla propria civiltà.
Cassandra (2004), Medea (2007), Antigone (2008) sono divenuti tre spettacoli realizzati dallo stesso ensemble raccolto intorno all’interpretazione scenica di Elisabetta Vergani, con le musiche dal vivo di Danila Massimi, la regia e drammaturgia di Maurizio Schmidt, le musiche registrate di Ramberto Ciammarughi e l’importante incremento del coro delle “voci” corinzie in Medea (Giorgia Coco, Martina De Santis, Angelo Di Genio, Antonio Peligra, Alessandro Tedeschi). Lo spazio scenico e gli elementi sono i medesimi: la sfida è quella di pensare al progetto come ad un discorso unico.
Dal 2004 al 2008 il progetto ha creato un tragitto di avvicinamento alla tragedia greca: Cassandra e Medea sono collegate dal lavoro di riscrittura di Christa Wolf, solo in Antigone acquistano voce Eschilo, Sofocle ed Euripide.

IN PRIMA NAZIONALE:

ANTIGONE
storia della perduta città di Tebe
DA SOFOCLE, ESCHILO, EURIPIDE E FONTI MODERNE
drammaturgia e regia di MAURIZIO SCHMIDT
con ELISABETTA VERGANI
musica dal vivo DANILA MASSIMI

dal 29 febbraio al 16 marzo 2008
TEATRO VERDI – MILANO

Comunicato stampa

Prosegue il viaggio di Farneto Teatro attraverso i miti antichi, per sottoporli alla risonanza con il mondo contemporaneo. Dopo Cassandra e Medea, è la volta di Antigone, che non è vittima come Cassandra, né capro espiatorio come Medea (nelle riscritture di Christa Wolf), ma cosciente e appassionato oppositore. Antigone immola la sua giovinezza per adempiere all’atto più antico e ovvio, anche se divenuto reato per decreto del tiranno: il seppellimento pietoso del fratello morto, colpevole di aver preso le armi contro la sua stessa città. Le ridanno vita Maurizio Schmidt alla regia, Elisabetta Vergani nel ruolo della protagonista, Danila Massimi per le musiche dal vivo: in una lettura lirica, come una lunga soggettiva emozionale.
Quello di Antigone è il mito di una giovane donna che si affaccia sullo sfacelo dei tempi: la guerra tra i fratelli, il terribile destino del padre Edipo che lei stessa ha accompagnato – cieco – nel suo esilio, le ambizioni dello zio Creonte, il tiranno a cui si oppone. Lo spettacolo abbraccia l’intera vicenda di Antigone, che si sviluppa in Sofocle, Eschilo e anche in altre tragedie. L’ambizione è quella di raccontare attraverso gli occhi di Antigone l’ascesa e la caduta di una città mitica: la perduta Tebe, l’antica città egemone del mondo greco soverchiata da Sparta e da Atene.
La drammaturgia abbraccia l’intera vicenda di Antigone, che si sviluppa in Sofocle (Antigone), Eschilo (Sette a Tebe) e Euripide (Le Fenicie) e anche in altre tragedie che riguardano la storia di Tebe (Baccanti). Sono presenti anche suggestioni derivanti da “La tomba di Antigone” di Maria Zambrano e “Fuochi” di Marguerite Yourcenar. L’ambizione è quella di raccontare attraverso gli occhi di Antigone l’ascesa e la caduta di una città mitica: la perduta Tebe, la città maledetta soverchiata da Atene. Le tragedie del ciclo tebano, infatti, costituiscono una saga di cui l’Antigone è solo l’ultimo, terribile capitolo.

CASSANDRA E MEDEA

11 e 18 maggio 2008 ore 16.30 (Cassandra)
e dal 6 al 18 maggio 2008 ore 21.00 (Medea)

Cassandra e Medea sono donne mostruose: la profetessa di sventura, la madre che uccide i propri figli. Da una parte colei che è diventata sinonimo di malaugurio nel linguaggio corrente, dall’altra parte la strega infanticida, fratricida, omicida che surclassa qualunque altro mito di donna selvaggia e crudele che riposi nell’immaginario occidentale. Due miti femminili al contrario, che pagano caramente la loro natura antisociale: Cassandra con la condanna a non essere mai compresa e la pazzia, Medea con l’esilio, e l’infelicità.
Due miti femminili determinati dalla pulsione sessuale: da una parte la frigida sacerdotessa di Apollo che si rifiuta all’amplesso del dio e viene violentata da Aiace durante il sacco di Troia, dall’altra parte la maga mangiatrice di uomini, colta nell’accecamento della gelosia che la porta a far divampare Corinto.
Si tratta di due donne barbare provenienti dall’est geografico e culturale, che nella mitologia greca era ambientato dalle parti del mar Nero: una troiana ed una colca. Entrambe testimoni della caduta delle loro antiche civiltà, al momento della sottomissione ai nuovi dominatori, i greci. Entrambe deportate all’ovest dai maschi occidentali: Cassandra recalcitrante preda di guerra del vincitore di Troia Agamennone, Medea complice preda di Giasone per aiutare il quale tradisce il proprio popolo.

Si tratta di due miti che per tutti hanno dei presunti padri putativi: Omero, Eschilo, Euripide. Dei greci, per l’appunto. Che hanno scritto storie di donne vinte, di cui siamo abituati a conoscere la versione del vincitore.
Christa Wolf ha rovesciato tutto ciò, nel suo lavoro quindicennale sul mito greco che va da Kassandra (1983) a Medea (1996). Partendo dall’assunto innegabile che il mondo greco e la cultura patriarcale che esso rappresentava hanno riscritto tutti i miti preesistenti a proprio vantaggio, la scrittrice tedesca è andata alla ricerca delle sorgenti antiche di quei miti riscrivendoli dalla parte di uno sguardo diverso, che tiene in considerazione le ragioni del matriarcato.
Si tratta di due grandi romanzi: non opere di speculazione antropologica quindi, ma sogni di un mondo diverso carico di domande. Chi erano Cassandra e Medea prima che un greco parlasse di loro? La risposta è in quella parte antica dei due miti che riposa in ogni donna ancora oggi, una voce flebile cui la scrittrice presta la propria penna. Così Cassandra è diventata la storia della dolorosa scelta di dire la verità quando anche il tuo corpo, per non soffrire, ti chiede di non farlo. E quella di Medea è divenuta la storia della crescente estraneità alla propria città. Il mito è stato radicalmente rovesciato: ecco la straniera né fratricida, né omicida, né infanticida, ma capro espiatorio delle tensioni sociali, vittima sacrificale come sempre capita agli immigrati, ai deboli, alle donne. Il viaggio nel mito femminile della più grande scrittrice tedesca del novecento termina (dopo la caduta del muro) con una donna che tra matriarcato e patriarcato – entrambi insostenibilmente basati sulla violenza – tra oriente ed occidente – in fondo poco dissimili come casa della donna – non sa più dove andare e quale sia la sua patria. Ma gira ancora per il mondo alla ricerca di qualcuno che possa dare risposta alle sue domande.

INFO:
Teatro Verdi – Via Pastrengo 16, Milano
spettacoli ore 21.00, domenica ore 16.30 (lunedì riposo)
biglietti € 15.00 (interi) – € 10.00/7,50 (ridotti)
info@teatrodelburatto.it – 02.6880038