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"CAVE OF FORGOTTEN DREAMS" di WERNER HERZOGMisteri sepoltidi Ada Guglielmino Werner Herzog entra nella inaccessibile grotta di Chauvet-Pont d’Arc, nella regione francese dell’Ardèche, e ci regala un poema di immagini in 3D.
Nel dicembre 1994 un flebile soffio svela a tre speleologi francesi l’esistenza della grotta Chauvet-Pont d’Arc, che prende il nome da uno di loro, Jean-Marie Chauvet. E’ subito evidente che la grotta ha caratteristiche eccezionali, e non solo per le dimensioni e la struttura, dovute al lento lavoro del fiume Ardèche. Sulle pareti vengono infatti scoperti 500 graffiti, perfettamente conservati, vecchi di circa 32.000 anni, testimonianza senza precedenti di una stupefacente capacità pittorica. Nel 2008 Werner Herzog, che negli ultimi anni ha realizzato con il fedele direttore della fotografia Peter Zeitlinger alcuni spettacolari documentari Incontri alla fine del mondo, Grizzly Man), legge sul New Yorker un articolo di Judith Thurman sulla grotta Chauvet. Incuriosito e dopo molte insistenze, ottiene nel 2010 il permesso dal governo francese per entrare nella grotta e filmare, pur con molte restrizioni. Inaccessibile al pubblico, la grotta Chauvet viene aperta due volte l’anno e solo un ristretto gruppo di studiosi - speleologi, studiosi di arte, archelogi e geologi - può superare per brevissimi periodi la pesante porta di acciaio alla fine di uno stretto sentiero dietro a cui si nasconde un inestimabile tesoro dell’umanità. Cavalli, mammouth, bisonti, leoni e orsi delle caverne, cervi, renne sono gli abitanti del ghiacciaio che ricopriva questa regione, riprodotti in disegni così "moderni" che i primi studiosi giunti nella grotta pensarono a una contraffazione: molti dei graffiti sono la prova che fin da tempi remoti l’uomo cercava di rappresentare il movimento degli esseri viventi. La voce di Werner Herzog spiega che si tratta della più antica testimonianza di disegno animato di cui si abbia conoscenza, una vera e propria forma di proto-cinema. Nasce così questo straordinario documentario che accompagna lo spettatore lungo la stretta passerella, larga meno di un metro, su cui tutta la troupe si muove - a volte carponi - ed effettua le riprese, alla scoperta dei graffiti e del silenzio della grotta, forse un antico luogo di culto. La prima e probabilmente anche ultima incursione di Herzog nel 3D non poteva essere più azzeccata per rendere la profondità dei disegni, la loro incredibile vitalità. Ma il documentario, grazie al commento del regista e a una efficace colonna sonora, diventa una riflessione su uno dei temi preferiti da Herzog, il rapporto tra uomo e natura. La cinepresa procede lentamente, indugia, ruota intorno alle protuberanze di roccia, scopre anfratti nascosti alla vista, svela enigmatici quanto affascinanti segreti. Herzog, con il suo inconfondibile inglese dal forte accento tedesco, spiega e racconta, tra meditazioni e quesiti sull’origine dell’uomo. Una virata improvvisa nel finale strappa lo spettatore alla poesia del passato e lo riporta nel presente: l’eredità degli uomini di 32.000 anni fa ci parla di vita e di arte. Per quanto ancora l’uomo di oggi saprà preservare questi tesori senza distruggerli? Regista: Werner Herzog Titolo Originale: Cave of Forgotten Dreams Paese: Canada / France / Germany Anno di produzione: 2010 Durata: 90’ Produzione: Studio City, Creative Differences, History Films, ARTE France Sceneggiatura: Werner Herzog Fotografia: Peter Zeitlinger Musiche: Ernst Reijseger
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