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"COLPO D’OCCHIO" DI SERGIO RUBINIStoria nera su fondo biancodi Enrico Ruffato Gloria lascia il suo compagno, l’affermato critico d’arte Pietro Lulli (molto più anziano di lei), per Adrian Scala, artista emergente. Già dopo poco le cose sembrano andare bene per i due, soprattutto grazie all’interessamento del potente Lulli, per niente rancoroso nei confronti dell’ex fidanzata. Ma è davvero così semplice, essere felici? Probabilmente no, perchè le illusioni che ispirano gli artisti, una volta divenute vere, possono rivelarsi molto pericolose.
Sergio Rubini narra una storia ambientata in un mondo ambiguo e dai contorni confusi, nel quale le scelte non sembrano mai essere libere da condizionamenti esterni.
Fin dalle prime immagini siamo trasportati in ambienti glamour e pieni di fascino, quelli del mercato d’arte. Qui critici, galleristi, artisti e giovani idealiste interagiscono fra loro, nella speranza di rendere eterna una nuova promessa. Purtroppo si troveranno immischiati solo in un complesso e desolante gioco di potere. E una storia che nasceva bohemienne diventa presto molto noir.
I personaggi si ritrovano così a cercare qualcosa che non possono avere, e vengono fagocitati da questa loro necessità di assoluto: il desiderio di potere totale di Lulli, il successo planetario di Adrian, l’amore romantico di Gloria sono destinati a essere eternamente frustrati. In Colpo d’occhio inoltre, le zone d’ombra non rimangono solo nella trama, ma sembrano anzi emanare dall’anima. Riflesse l’una nell’altra portano a qualcosa di ineluttabile, a un inarrestabile disfacimento simile a quello di una tragedia classica. Il montaggio è sapientemente non lineare ma spezzato, confuso, a volte molto serrato, e i particolari scelti con cura. Ogni pezzo del film dunque si assembla; ma non come un mosaico. Piuttosto, come quando si rimettono assieme i pezzi di uno specchio rotto. E l’immagine che ci ritorna è familiare e nel contempo mostruosa. Gli attori del film presentano, come spesso capita nel cinema italiano, dei differenti livelli di talento. Rubini è, come sempre, perfettamente inserito nella vicenda. In questo caso ironico, distaccato, malizioso, disilluso, forte e crudele. Vittoria Puccini è sofferente, profonda, elegante. Inoltre dimostra di essere una donna intelligente e umile, e trasmette queste doti anche al suo personaggio. Riccardo Scamarcio invece, incarnazione dell’innocenza corrotta dall’ambizione, risulta deludente. Putroppo la sua recitazione discutibile rende la figura dell’artista tormentato un po’ ridicola, perchè non si riesce a vedere nulla più di un bel ragazzo con dei vestiti da scultore trendy. Interessante è invece la scelta di Paola Barale per il ruolo secondario di Sonia, una fidanzata di rimpiazzo affascinante e sorniona. Tralasciando certi scivoloni nel patetico (e nello scontato tout court) come la figura di Cluadio, grande punto di riferimento di Adrian, che muore di stenti e di droga in seguito alla delusione inflittagli dall’amico, Colpo d’occhio si rivela un film curioso e originale, con un finale audace ma non spiacevole, dipinto con una disillusione, una profondità e un’eleganza rari nel cinema recente. Titolo originale: Colpo d’occhio Nazione: Italia Anno: 2007 Genere: Drammatico, Thriller Durata: 110’ Regia: Sergio Rubini Sito ufficiale: Cast: Riccardo Scamarcio, Paola Barale, Vittoria Puccini, Sergio Rubini, Cristina Serafini, Giancarlo Ratti, Emanuele Salce Produzione: Cattleya, RAI Cinema Distribuzione: 01 Distibution Data di uscita: 20 Marzo 2008 (cinema)
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