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Biennale Teatro Laboratorio Internazionale del Teatro CONCERTO PER IL CRISTO VELATOTesto Del Poeta Siriano Adonis – Musica Di Francesco D’erricodi Giacomo Botteri Il poeta siriano Adonis, massima espressione poetica in lingua araba, è il primo ad affacciarsi sulla scena del Festival del Teatro 2008 che Maurizio Scaparro vuole trasformare in fucina d’arte, di cultura, correnti, storie e miti delle popolazioni mediterranee.
I versi recitati da Adonis stesso al Teatro Piccolo dell’Arsenale il 27 ottobre scorso veleggiavano sulle note jazz del pianoforte di Frascesco D’Errico, del contrabasso di Daniele Esposito, della batteria di Salvio Vassallo : viaggio metafisico di musica e poesia che sollevava il pubblico alle galassie della liricità e della riflessione. Adonis, ricco dell’ispirazione dei suoi settant’anni, i capelli folti ai lati come colombe bianche in procinto di volare, uno sciarpone rosa che scendeva in frange irrequiete, cullava i suoi versi ai ritmi di note mosse dai venti delle sue sabbie assolate, delle rive interminabili neniate dal mare. La musica è acqua che sbatte sulle rive, dona sensazioni di dondolii al largo. Pizzicori di corde, tasti avvolti da suoni caldi che animano i porti d’oriente. Le spatole accarezzano la pelle tesa dei tamburi, i piatti dondolano ai tocchi delicati che commentano le fluidità dei versi del cantore. Adonis è in viaggio in volo da un aeroporto all’altro d’Europa per giungere a una stupefatta Napoli, più fantastica che reale al fine di contemplare il Cristo velato di Sammartino nella cappella di Sansevero. Immerso nella realtà – irrealtà di un dolore che nel corpo del Cristo assurge alle altezze dell’immolazione, : ” la sua voce fora le rocce”, il Cristo che grida perché non trova il volto protettivo del Padre. E’ turbato da “quel volto che crea l’irrealizzabile” in una cappella “che trasuda sangue”. Sono versi che rivitalizzano il marmo e lo fanno vita e ascesi. In questa situazione di tragedia e calda umanità Adonis ha occhi di lacrime per i suoi connazionali immigrati in questa Napoli in cui “le vie volano tra le ali dei merli…. Volano nel petto degli emigrati arabi che sputano sangue scappando o temendo questo altro sangue che sputa la loro terra”. Vibra tutta la sua pietà, la sua incarnazione nel loro dolore, il suo essere arabo e poeta e affermare la sua e la loro dignità di uomini e fratelli. Egli lascia Napoli pervaso dell’afflato dell’arte, con “il sole che gli pizzica le spalle, per l’onda del suo mare che alla sua memoria dà piacere infrangendosi sulle sue membra”. A lui che parte “gli bisbiglia l’alba di Napoli” e si auspica di non dimenticarla, “di ridestarla ogni giorno..di abbracciarla come bimba sveglia per sfuggire al sonno”. Le vie volano non solo a Napoli ma pure sul Mediterraneo le cui tombe di discordie “aprono le loro viscere alle madri e ai bambini…e questo male onnipresente cinge il turbante del simulatore…”. A lui, vecchio ed eterno aedo, non resta che immergersi in una supplica liberatrice : “Prendi il mio corpo, o mar Mediterraneo… adagialo vicino a Cadmo e Dante e con loro rinnova la beltà dell’ alfabeto della terra…”. Concerto per il Cristo velato testo di Adonis voce recitante Adonis pianoforte ed elettronica dal vivo Francesco D’Errico contrabbasso Daniele Esposito batteria Salvio Vassallo performance in lingua araba con sopratitoli in italiano (traduzione di Francesca Corrao)
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