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CONFERENZA STAMPA : "IL REGISTA DI MATRIMONI"L’Italia di Bellocchio comandata da mortidi Matteo Signa Marco Bellocchio, maestro del cinema internazionale, esordiente nel ‘65 con "I pugni in tasca", da venerdì 21 aprile è nelle sale con "Il regista di matrimoni", interpretato da Sergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Sami Frey e Gianni Cavina.
In tutte le risposte date ai giornalisti presenti alla conferenza stampa di presentazione de Il regista di matrimoni Marco Bellocchio dimostra di possedere una grande onestà e una forte predisposizione a mettersi a nudo. Più di una volta sottolinea come sia stata particolare la lavorazione: “Molte le scene e sequenze non finite. L’atmosfera, spesso, è sospesa. C’è stato un vero e proprio lavoro sul tempo. Il montaggio lo ha ricostruito. Per ogni sequenza abbiamo cercato l’essenziale. Continue le crepe ricostruite al montaggio. Il lavoro ha dovuto rinunciare a molte parole che venivano a essere concetti inerti a livello della composizione generale. Sullo schermo appare la ricerca. Le immagini nascono dalla tua vita. Cambiano continuamente. Durante il mio percorso ne ho viste cambiare tante. Rappresentarle in movimento significa rifiutare il fatto di essere marchiato dal destino. Vengono trasformate dalla ricerca personale”. Il regista piacentino non esclude il fatto che la pellicola abbia riferimenti autobiografici: “In un certo senso tutto è autobiografico, le immagini con cui si racconta una storia dipendono dalla qualità della propria biografia, dalla cultura, dalla formazione, dalla ricerca svolta. E’ chiaro quindi che il film, anche senza essere direttamente autobiografico, sia personale in quanto richiama vari episodi della mia vita”. Anche qui torna il tema del rapporto con la religione: “Beh, affermare oggi il proprio ateismo è molto fuori moda, siamo un’epoca in cui tutti si convertono. Da candidato uscente della Rosa nel pugno, dico di essere molto tollerante e mi piacerebbe che questa stessa tolleranza l’avessero pure gli altri, anche su questo argomento”. Curioso e originale sembra essere il modo con cui il regista di Buongiorno notte raffigura il sud: “La Sicilia è immaginaria. Non ci sono tutte quelle cose che rimandano al folklore. Il percorso si avvicina a quello della fiaba. Sono sempre rimasto affascinato dalla potenza della profondità delle fiabe. Il cammino fatto rimanda alle mie origini e alle mie esperienze di lettura”. Il protagonista principale del film, Sergio Castellitto, parla così del suo personaggio: “Come nell’Ora di religione anche qui c’è una crisi di un artista. Il primo con il passato. Il secondo con il presente. La fuga del protagonista de Il regista di matrimoni è un gesto attivo in quanto rifiuta di fare qualcosa. Centrale, per me, la rivendicazione dell’esistenza, dei rapporti umani. Il film ha la capacità di rappresentare la società e i rapporti uomo-donna non dal punto di vista della platea ma dal retroquinte”. L’attore di Non ti muovere ribadisce, così, la stima nei confronti di Bellocchio: “Riconosco a Marco una grande qualità: lo stupore. La sua autorevolezza nasce dal dubbio, dall’incertezza. Il non sapere cosa può succedere è sinonimo di creatività. Per un artista è fondamentale bloccarsi sull’orlo di un baratro. La crisi è cruciale perché si trova, sempre, qualcosa di inconsueto. Offre un codice molto interessante per capire dove e come stiamo andando". Riguardo all’uso delle immagini digitali, Bellocchio dice: “Volevo dare il senso di un controllo metafisico. Non dico l’occhio di Dio ma è come se venissimo sempre seguiti. Queste immagini, però, non controllate come lo sono quelle dei reality-show che c’inondano, in una specie di invasione di ultracorpi dove l’identità umana è minacciata dalla recita della vita”. All’interno del film centrale diviene una frase: “In Italia sono i morti a comandare”. Su questo, pur con qualche reticenza, Bellocchio dice: “E’ molto difficile rispondere. In senso vago, una parte dal piccolo ambito, la cultura, non mi sembra offra un rinnovamento. Il cinema è dominato da vecchie idee. Con lo stradominio della televisione, il cinema diventa più piccolo, ultra-elitario. E’ importante rivendicare il primato delle immagini (anche le parole intese come immagini). Soprattutto nei film americani tutto viene spiegato, tutto ha una sua ragione. Poi, c’è l’aspetto cattolico. E’ quando uno è morto che vive tranquillo e lo si può premiare”. Secondo le ultime indiscrezioni il film dovrebbe partecipare al prossimo Festival di Cannes: “Mi auguro di poter essere presente a Cannes, non so ancora se sarà così o meno, ma anche se lo sapessi non lo direi perché tocca al Festival annunciare le proprie scelte”.
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