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CONFERENZA STAMPA di "MI FIDO DI TE" DI MASSIMO VENIERDa zelig al ritorno sul grande schermodi Vera Usai Mi fido di te riflette «un po’ il cinema dell’amicizia maschile, il cinema di una comicità non esibita». Così Claudio Trionfera, responsabile dell’Ufficio Stampa della Medusa Film, apre la conferenza del 6 febbraio per presentare il nuovo film di Massimo Venier. Negli interni del Cinema Fiamma di Roma il regista e gli attori parlano a lungo del loro nuovo lavoro ad una schiera di giornalisti, divertita ed entusiasta per l’anteprima. Grande attenzione durante l’incontro è rivolta alla capacità del film di esibire una problematica sociale così viva oggi, che è quella che riguarda tutto l’invisibile sistema delle truffe e della povertà che dilaga nella nostra società. «Non abbiamo inventato niente. Purtroppo è tutto vero» spiega Franz a proposito. «La truffa ha lo stesso tempo della battuta comica», sostiene Ale dal canto suo, solo che in una «ti stupisci e ti arrabbi», nell’altra «ti fregano». La loro è una comicità che in qualche modo, esorcizzando, va ad «evidenziare dei problemi di fondo». La motivazione che induce i due cabarettisti di Zelig a coinvolgere nel progetto Massimo Venier come regista è semplice: «ci piacevano molto alcune cose che avevamo visto nei suoi film precedenti», continua Franz spiegando le sue difficoltà e quelle del collega di mettersi nelle mani di un regista, mentre fino a quel momento sono stati “registi di loro stessi”. Una stima reciproca alla base, quella dei due attori e di Venier, che è di sicuro premiata se Trionfera parla della loro come di una grande interpretazione, su cui poggia tutto il film e di un lavoro di regia «eccellente». Alla retorica domanda dei giornalisti rivolta ad Ale e Franz sul livello di fiducia che provano uno nei confronti dell’altro, la risposta anche è del tutto prevedibile. «Ci fidiamo tanto, altrimenti non saremmo qui», risponde Franz, sorridendo ad Ale, che dal canto suo conferma. Ed anche dai piccoli racconti che fa più tardi Massimo Venier traspare con grande sincerità questa sensazione. Avere loro come protagonisti del film «è stato molto facile perché eravamo uniti nell’obiettivo» e senza nessun tipo di difficoltà «facevano quello che gli chiedevo di fare»… anche se lavorarci insieme vuol dire «aspettare ogni giorno le 10 e un quarto», continua ridendo. La buona riuscita di questo film, sottolinea ancora, è scaturita anche dalla bravura di Italo Petriccione, il direttore della fotografia: «una garanzia» in questo ambito lavorativo, avendo già in passato avuto varie esperienze sul set di altri registi italiani. E a proposito di registi italiani molto interessante è l’assonanza che coglie una giovane giornalista presente in sala tra questa pellicola e l’ultimo lavoro di Gabriele Muccino La ricerca della felicità. Il regista è contento di questo accostamento, ma ci tiene a sottolineare che in comune c’è forse soltanto «quello che succede quando un uomo tocca il fondo». Entrambi i film, in modo diverso, evidenziano una realtà sociale e umana difficile da affrontare. «Pensate di continuare nel cinema o prevedete un ritorno al teatro e alla televisione?» viene chiesto ad Ale e Franz in chiusura dell’incontro. La risposta rimane aperta… «domani mattina ci sveglieremo e quello che ci verrà in mente faremo. Tutto ciò che sa esprimere la nostra comicità è il teatro, la televisione… e tutto il resto».
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