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CONSIDERAZIONI FINALI SUL 53° FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA MUSICABiennale di Veneziadi Farida Monduzzi Celebrato da numerose mostre nel centenario della sua nascita, il futurismo approda alla musica facendo da sottinteso leit-motiv del 53° Festival della Musica dal titolo “Il corpo del suono” ( dal 25 settembre al 3 ottobre).
Il filo sotterraneo che collega i vari concerti è infatti il rapporto uomo-macchina , esaltazione della tecnologia sulla scia di Marinetti. Rispettando la sua ragione sociale la Biennale Musica continua inoltre ad essere un palcoscenico offerto ai talenti della nuova musica, divenuta sempre più spettacolo sinestetico con rimandi più o meno espliciti alle arti figurative, ai video alla rete. Già con lo spettacolo di apertura “ Robotic music” del giapponese Suguri Goto questa fusione è dirompente: 5 percussionisti robot etero diretti attraverso un sistema computizionale, capaci di suonare in perpetuo, realizzazione in musica di quelle opere di cibernetica già ideate da Depero . Non contento di avere smaterializzato i corpi dei musicisti, l’autore si rivolge allo spettatore consentendo a chi fosse interessato, di interagire con l’opera divenendone un creatore aggiunto. Se Suguro Goto smaterializza i corpi, altri Varése Berte Antheil ( Kurlianski), vogliono procedere ad una destrutturazione anche sentimentale, togliendo ogni lirismo dai suoni per ridurli ad una essenzialità meccanica agghiacciante. L’omaggio a Varése di Rihn, Rehnqvist, Ligeti torna però ai suoni della natura ma si tratta di timbri un po’ ossessivi e cupi deprivati di quel ritmo che li avrebbe resi umani. Gli spettacoli in genere, per quanto cerchino di essere innovativi, continuano a essere strutturati come opere classiche scomponendosi in lunghi movimenti strumentali come pure prevalentemente classici sono gli strumenti, viola piano, violoncello, tromba, percussioni anche se spesso il suono che ne risulta non somiglia molto ai contenuti delle opere classiche. Varietà di temi, quindi, di esperienze di ricerche in uno sperimentalismo a volte esasperato che vuole dare conto di ogni tappa, spaziale e temporale nel cammino della musica. Fedele alla sua tradizione di funzione didattica la Biennale ha meritoriamente riproposto il Campolab, riservato ai giovani compositori formatisi nelle aule del Conservatorio di Venezia accompagnandoli in un percorso di invenzione musicale.
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