CONTAMINAZIONE, SPERIMENTAZIONE, GIOVANI ARTISTI: NASCE TEATRINO ZERO

Un nuovo spazio a Spinea (VE), una nuova rassegna. Intervista a Paolo Zaffaina, direttore artistico

Una nuova rassegna teatrale di periferia. In un teatrino che era la palestra di una ex scuola, in una frazione di un comune del veneziano. Una rassegna di diciotto titoli nata dalla volontà di un’associazione, Natibrutti, e della sua compagnia teatrale, Teatro Asincrono, che l’hanno pensata e creata. Passando per la fase di riallestimento locali, dipintura, montaggio attrezzatura: tutto fai da te. Una carpenteria culturale spinta e che si spinge: andando a scovare nuovi artisti, scommettendo su contaminazione e sperimentazione. Ne parliamo con Paolo Zaffaina, che insieme a Roberta Borghi ha curato la direzione artistica della prima rassegna di Teatrino Zero, iniziata ad ottobre (tutto il programma è qui: http://www.teatrinozero.it/).

Teatrino Zero nasce da una associazione, Natibrutti, e dalla sua compagnia di produzione, Teatroasincrono, e si evolve in motore propositivo di progetti culturali programmando una nuovissima stagione di contemporaneo a Spinea. Anzi, in una frazione: a Crea. Qual è la vostra storia?

A Crea c’è un edificio, che una volta era utilizzato come scuola, la scuola Calvino: uno spazio gestito da tempo da due associazioni, una delle quali è la nostra, Natibrutti. Per circa tre anni abbiamo utilizzato questo spazio per le prove degli spettacoli della compagnia Teatroasincrono, nata in seno all’associazione: insieme a Edoardo Fainello e Alberto Guariento lavoriamo come compagnia da più di cinque anni; ognuno di noi viene da un percorso artistico diverso: io scrivo, loro sono due musicisti. Poi uno sponsor ha creduto un noi – lo voglio citare: R.W.S. Restauro Opere d’Arte – e abbiamo trasformato quel locale (in particolare la palestra) in un teatrino attrezzato. Con i fondi che avevamo a disposizione abbiamo comprato ciò che serviva, e poi… braccia al lavoro e ci siamo messi a dipingere, a montare l’attrezzatura, a preparare i locali. Ci abbiamo messo quaranta giorni, ma ad aprile di quest’anno Teatrino Zero era terminato e lo abbiamo inaugurato con un concerto jazz. E a ottobre siamo partiti con la prima rassegna.

Nel comunicato stampa di apertura di Stagione definite Teatrino Zero un “luogo-non luogo dove far circolare pensieri, azioni, linguaggi difformi, diversi, ciascuno con la sua singolare forza di comunicazione”.

Teatrino Zero non è un posto dedicato solo al teatro, ma un luogo dove creare cultura e fare arte: letture, mostre, corti, rassegne. È uno spazio artistico più che specificamente teatrale. Quando lo abbiamo pensato lo abbiamo immaginato e ideato come un porto franco dove l’arte e la cultura potessero essere rappresentate nelle loro forme più varie.

E la comunità di Crea e di Spinea come ha accolto questa nuova “casa delle arti” che è nata nel suo territorio? Si è creato un legame con la comunità?

Nemo profeta in patria (ride). All’inizio Teatrino Zero è stato visto con un po’ di sospetto: sembrava che volessimo spostare le attività che già si svolgevano alla scuola Calvino, ma questo non è successo, e la cosa è stata chiarita molto tranquillamente. Il Comune di Spinea, infatti, ci ha concesso l’utilizzo della sala il venerdì, il sabato e la domenica, e noi in cambio ci siamo impegnati a non chiedere nessun sostegno economico all’Amministrazione. E, per quanto riguarda il pubblico, abbiamo molta più affluenza da altri Comuni rispetto a Spinea, dovremo capirne le ragioni. Abbiamo in previsione di penetrare di più a Spinea: vorremmo contattare ad esempio uno spinetense come Aldo Tagliapietra, delle Orme, per provare a collaborare. E, allargando il territorio di riferimento, abbiamo lavorato nel veneziano invitandone le compagnie all’interno della rassegna (i Trepunti, o Teatro Infolle, ad esempio). Poi, ovviamente, la rassegna doveva necessariamente essere basata sulla qualità, per cui ci sono compagnie anche non venete. Non avevamo alternativa: la qualità a lungo termine paga, anche se all’inizio è – e sarà ancora – un investimento. Dal canto loro, le compagnie hanno capito il nostro intento, e si sono dimostrate molto disponibili, accettando di venire pagate con gli incassi invece che con il cachet.

Scrivete ancora: “Parafrasando le parole dello scrittore Italo Calvino a proposito di libri che “diventano continenti immaginari, in cui altre opere letterarie troveranno spazio”, Teatrino Zero si apre alle sperimentazioni, alle idee, ai nuovi gruppi teatrali emergenti locali e nazionali e ai loro lavori, proprio come un “continente dell’altrove”, in un oggi nel quale l’altrove scompare mentre tutto il mondo tende ad uniformarsi”.

Contaminazione delle arti, sperimentazione, giovani artisti. Teatrino Zero è attento a tutto ciò, e si offre come luogo in cui non solo presentare spettacoli compiuti, ma anche come spazio dove gli artisti si possano testare, e provare qualcosa di diverso. Ci offriamo come palcoscenico di prova per chi non ha spazi teatrali: Vasco Mirandola, ad esempio, vorrà sperimentare da noi una nuova versione del suo spettacolo. E poi stiamo attenti ai giovani: i ancora Macelleria Ettore o i Carichi Sospesi, ad esempio. La proposta della rassegna è variegata: va dal teatro contemporaneo a quello sperimentale, passando attraverso la giocoleria di Beppe Tenenti, il teatro di figura di Gigio Brunello, la commedia dell’arte in chiave moderna di Stivalaccio Teatro, ma anche la musica con David Boato Jazz Quintet, i Fab Ensamble, e Alessia Obino Trio. E poi ci siamo noi, Teatroasincrono, con tre produzioni. In tutto, la rassegna propone diciotto appuntamenti.
L’intento è quello di contaminare, variare, sperimentare, e dare spazio a giovani realtà. Dare anche dell’altro. Cercare di ritagliarci una fetta di riconoscibilità, per quanto piccola, con proposte che non vengono offerte altrove in zona. Questo è necessario sia per evitare forme controproducenti di concorrenza, ma anche perché lavorare in questo modo ci diverte molto.

Quali sono le vostre previsioni per l’anno prossimo?

Continuare su questa linea e ampliarla. Collaboriamo intensamente con una associazione che si chiama Inutile, legata ad una rivista letteraria: con Matteo Scandolin, una delle anime di Inutile, stiamo già pensando di proporre una rassegna di corti per l’anno prossimo, e magari presentare dei libri di autori emergenti. Ma la quantità di proposte che riusciremo a fare dipenderà dalla disponibilità della sala: attualmente dal lunedì al giovedì dalle 8 di mattina alla 8 di sera è chiusa e non sappiamo perché. È uno spreco che sia inutilizzata: già delle scuole, ad esempio, ci hanno richiesto dei corsi di teatro pomeridiani. Vedremo cosa succederà.

http://www.teatrinozero.it
http://www.teatroasincrono.it