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CONVERSAZIONE CON CLAUDIO AMBROSINISULL’ENSEMBLE:PETRASKEKEVICS - MADERNA - AMBROSINI - GRISEYdi Giacomo Botteri Radici e futuro – il logos di questo 52^ Festival internazionale di musica contemporanea - significa ricerca, analisi del presente in rapporto al futuro nell’accertamento di ciò che è veramente arte, la scoperta delle radici che hanno ispirato i vari compositori.
Queste sono le coordinate degli organizzatori della rassegna 2008 finalizzate al dovere di lottare contro l’appiattimento dei valori dell’arte e del pensiero per una nuova etologia, per un profondo dibattito culturale, per un radicale confronto con le leve giovanili. Claudio Ambrosini è nella linea di queste prospettive non solo come notissimo compositore ma soprattutto come docente di lungo corso nel confrontarsi con i giovani e nell’animare con loro intensi dibattiti. Quest’anno Ambrosini partecipa a questo Festival con una composizione “Il suono e il suo doppio” per solo violoncello. Il proseguo della nostra conversazione si è proprio impostato sull’approfondimento del suo concetto dello sdoppiamento del suono. I suoni – spiega – sono entità molto ricche al loro interno. Mi sono chiesto se era possibile rilevare questo alter ego, queste novità ascoltando il solo violoncello. Hai l’impressione di sentirne due. Ciò si ottiene con tecniche particolari che ho sviluppati lungo gli anni. Si possono trovarne ad esempio toccando certi punti delle corde con le dita oppure usando l’archetto non con una ma con due mani, in tal modo si ottengono diversi suoni. Una maniera cioè di far uscire una filigrana di suoni. E’ come un filo di luce che entra in un prisma e si rifrange in mille luminosità. Quest’anno ho voluto presentare piccolissime miniature con uno strumento solo, mentre l’anno scorso con “Plurimo”(dedicato a Emilio Vedova a un anno dalla sua morte) ho mantenuto la stessa ricerca per far uscire una molteplicità di suoni. Approfittiamo di una pausa per rivisitare il momento magico con le sue emozioni del “Leone d’Oro alla musica del Presente” dello scorso anno : concerto a due pianoforti e grande orchestra. L’ho appreso dieci minuti prima di essere stato premiato. Sono delle sorprese incentivanti. Ti senti sempre un principiante. Hai la sensazione di essere su un gradino e ti manca molto per salire. Questi premi sono degli importantissimi incoraggiamenti. Subito dopo ho composto un pezzo dedicato a Meneghello e ispirato alla sua poetica. Una composizione per quattro voci di donna, pianoforte e cose (oggetti). Sto componendo un’opera che sarà rappresentata al la Fenice di Venezia il 27 ottobre 2009 con il titolo “Il Killer di parole” : voci, solisti, coro e orchestra. Il testo è scritto da Daniel Pennach. Siamo partiti dalla persuasione che ogni nuova parola che arriva da un’altra lingua uccide la parola precedente, ad esempio “ lifting “. Nel vocabolario non ci possono essere infinite parole per un solo significato, sarebbe ingestibile conservarle tutte. Il protagonista dell’opera è il personaggio che si arrovella con il problema delle parole appropriate per farle entrare nel vocabolario. Domandiamo ad Ambrosini come è nata la sua versione del 1895 della “Serenata per un satellite” di Maderna. Ero quindicenne - risponde – quando assistetti negli anni sessanta all’esecuzione della Serenata del grande maestro. Mi ha profondamente colpito la novità e l’eccentricità di quella musica. Mi interessava capire come si potevano annotare questi suoni, specie quelli stravaganti come la caduta di una sedia o qualche altro eccentrico rumore. A concerto finito mi sono accostato al maestro che cortesemente ascolta le mie perplessità e l’interesse per questa sua nuova interpretazione musicale. Per farmi ulteriormente persuaso, oltre alle spiegazioni, mi regalò i fogli della sua composizione. Da qui l’affetto per essermi di nuovo riaccostato, reinterpretandola, alla musica di Maderna. Due parole – chiediamo - per Petraskevics e Grisey. Il primo è un autore ricco di riconoscimenti internazionali e l’ascolto con viva partecipazione. Il secondo mi colpisce, oltre che per la sua originalità, per la sua immatura morte a soli cinquantadue anni. Stava scrivendo un pezzo intitolato “Oltrepassare la soglia”. Anche nelle sue precedenti composizioni il futuro oltre la morte lo colpiva. Avvertiva la sensazione di una scomparsa prematura e meditava la problematicità dell’oltre di noi. E’ una grande perdita perché stava sviluppando delle vie nuove sul suono. E’, la sua, un’analisi dello spettro del suono come rivelazione delle sue componenti armoniche. Proponeva una teoria innovativa.
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