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"CORALINE E LA PORTA MAGICA" DI HENRY SELICKNel paese delle horror-meravigliedi Enrico Ruffato Da bambini, tutti ci siamo detti che sarebbe bastato solo qualche aggiustamento qui e là, per migliorare il mondo in cui viviamo. Magari, che gli adulti ridessero di più. E giocassero di più. E non si dovesse essere costretti a sentirsi così spesso soli. Anche la piccola Coraline la pensa così: soprattutto da quando si è trasferita in una nuova casa alquanto sinistra, i suoi genitori sono molto nervosi e impegnati e i suoi amici sono lontani. Per fortuna, le vecchie case nascondono sempre qualche eccitante segreto… per fortuna?
Coraline e la porta magica è, in una sola opera, molte cose: è un cartone animato realizzato da Henry Selick con una versione aggiornata della tecnica dello stop-motion, un’irresistibile fiaba nera e un percorso incantato durante il quale si attraversano tutti gli ostacoli che portano a diventare grandi. Nel corso del film, la piccola Coraline sogna – o crede di sognare – un mondo altro, in cui degli alter ego dei suoi genitori – in particolare della mamma - le fanno vivere avventure meravigliose. Ogni notte poi, sogna di tornarci: e ciò che nel mondo reale non le piaceva, lì sembra essere sistemato. Ma si accorge presto che non è mai un buon segno quando le apparenze superano la sostanza. Le contaminazioni tematiche di Coraline sono molte, e debitrici della più onorata tradizione dei romanzi per ragazzi: il Mago di Oz, Alice nel paese delle meraviglie, Biancaneve e i sette nani. Da esse derivano gli spunti del passaggio dimensionale, del gatto come animale ambiguo ma amichevole, della matrigna cattiva o della strega. Ma il tutto è fuso in un’atmosfera che denuncia la volontà della trama di essere, prima di tutto, orrorifica. Inoltre in Coraline i temi del mondo secondario – che in più sequenze si sfalda inesorabilmente, denunciando la sua natura fittizia e insana - sembrano essere la normale emanazione artistica dell’era di Second Life. In questo modo, l’opera di Selick porta avanti un discorso, già iniziato dagli illustri predecessori, che ci insegna che alla solitudine non si può fuggire, se non cambiando noi stessi. Significativamente, il film – che è fatto “con pupazzi” - utilizza il tema del doppio e del fantoccio sostitutivo in modo quasi metacinematografico, come nella sequenza introduttiva iniziale della creazione della bambola “piccola Coraline” che avrà parte importante nello sviluppo della trama. La tecnica è affascinante, le invenzioni visive sono – anche grazie alla proiezione in 3D – del tutto nuove: Coraline, che all’inizio sembrava la naturale evoluzione di un’opera come Nightmare before Christmas (di cui Selick fu regista), si sviluppa invece come qualcosa di completamente originale, senza predecessori con cui esistano paragoni calzanti. I ritmi più lenti rispetto ai film di Tim Burton, l’assenza del “macabro gentile” (qui il macabro è macabro sul serio!), lo humor a suo modo terrificante e così aderente alla realtà (le vecchie vicine che impagliano i loro cani defunti) restituiscono una visione sarcastica del mondo contemporaneo, assolutamente non rassicurante. Ma trasmettono, soprattutto a chi si ricorda ancora l’adolescenza, come sia importante lasciar andare i sogni infantili per vedere ciò che i nostro mondo ha di veramente buono (l’amore dei genitori, la bontà delle persone, la possibilità di fare nuove amicizie). Ed è qui che Coraline ci stupisce: nella sua capacità di coniugare – e situarsi a metà fra il mondo infantile e quello adulto - humor, horror, filosofia e sentimento. In un viaggio 3D che non delude nemmeno per un attimo. Titolo originale: Coraline Nazione: U.S.A. Anno: 2009 Genere: Animazione, Fantastico Durata: 100’ Regia: Henry Selick Sito ufficiale: www.coraline.com Cast: Dakota Fanning, Teri Hatcher, Jennifer Saunders, Dawn French, Keith David, John Hodgman, Ian McShane Produzione: Laika Entertainment, Pandemonium Distribuzione: UIP Data di uscita: 19 Giugno 2009 (cinema
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