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"Centochiodi" di Ermanno OlmiLa parola crocifissadi Manuela Stevanin “Tutta la conoscenza del mondo non vale un caffè con un amico”. Nelle inquadrature iniziali dell’ultimo film di Olmi assistiamo alla scoperta del gesto sacrilego agli occhi del mondo ordinario del protagonista, che si fa deicida volontario della cultura nella quale egli stesso è cresciuto: la religione, della quale la parola scritta è il corollario, non ha mai avuto il potere di redimere l’uomo; l’ha al contrario reso schiavo di strutture e sovrastrutture ingannevoli, che ne hanno minato la bontà originaria pirandellianamente in nome di un Dio beffardo che ha condannato la sua creatura del sesto giorno all’infelicità, costringendola a vagare in un mondo allucinato e impazzito in cui il potere della parola ha intaccato la sua essenza come un cancro trasmesso per via ereditaria per l’eternità. La giustificazione al gesto sacrilego del protagonista è foriera di riflessioni. Per troppo tempo ci si è concentrati su oggetti senza valore, tanto da aver dimenticato chi sono gli uomini, soprattutto chi ci sta accanto e perché nel mondo ci sia così tanta sofferenza. E’ un uomo che vuole delle risposte; non l’ingannevole verità di una pagina stampata che ha più valore dell’individuo (le parole vengono non solo crocifisse sul pavimento, ma persino bruciate nella capanna di fortuna scelta come nuova casa), ma la risposta che deriva dalla sua riscoperta personale dell’uomo, andando tra gli stessi e dimenticandosi di sé, con un suicidio iniziale tutt’altro che pirandelliano. Il protagonista (un convincente Raz Degan) abbandona l’insegnamento universitario, la propria identità, i beni superflui e tutte le sovrastrutture della società contemporanea che anch’egli si è cucito addosso, rifugiandosi tra gli emarginati del fiume Po alla ricerca del vero senso della vita, recuperando quel contatto umano puro e sincero che la parola scritta inganna pretendendo di farsi verità assoluta, e grazie al quale l’infelice creatura ritrova la sua vera identità nel palcoscenico del mondo. Questi reietti dal mondo sono un popolo speciale e sereno, un piccolo paradiso edenico nel quale il protagonista viene accolto come un Cristo più umano che divino: la parola crocifissa compie qui e solo qui - tra i semplici - la propria funzione salvifica, che consiste nella riscoperta dell’essenza dell’uomo prima della Caduta quale essere puro e buono d’animo, nel recupero della semplicità e dei valori come la solidarietà, l’amicizia e il contatto con la Natura stessa che ci avvicina all’Infinito, la cui bellezza non potrà essere scalfita dall’assordante progresso nichilista dei nostri tempi. In un mondo sempre più frenetico assordato dalle macchine, dai dilaganti reality show, dalle brutture senza senso, il film di Olmi ci presenta tutto l’amore per l’umanità, con l’attenzione per le piccole cose e per gli umili ai quali il regista è affezionato: un Nuovo Testamento laico affidato alle nuove generazioni; il disincanto iniziale si scioglie come la lacrima che cade dagli occhi della Maddalena del Po, alla quale si affida il regista come una preghiera di ringraziamento per il bene ricevuto dal misterioso uomo chiamato Cristo. Centochiodi Titolo originale: Centochiodi Nazione: Italia Anno: 2005 Genere: Drammatico Durata: 90’ Regia: Ermanno Olmi Sito ufficiale: Cast: Raz Degan, Luna Bendandi Produzione: Cinema11undici, Rai Cinema Distribuzione: Mikado Data di uscita: 30 Marzo 2007
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